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La musica di Togni in un docufilm: «Dava un messaggio di libertà»

Enrico Raggi
Venerdì a Gussago l’anteprima del «dietro le quinte» del documentario girato nella casa natale
Camillo Togni al pianoforte
Camillo Togni al pianoforte
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«La musica è una finestra: più ci si sporge, meglio si vede. Se non fossi un musicista avrei voluto essere un copista della biblioteca di Alessandria». Così mi confidava nel febbraio del 1991 Camillo Togni, figura chiave della cultura e dell’arte del secolo scorso, pioniere italiano della dodecafonia e intellettuale rigoroso dall’integra postura etica.

Ne celebra la memoria la Fondazione Domani l’Aurora, con «Atto Unico. Vita e opere di Camillo Togni», un documentario di Giulio Francesco Togni e Antonio Aprile, per la regia di Diego Veneziano, girato nella casa natale del compositore in Franciacorta, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia e all’Auditorium Parco della Musica di Roma; se ne parla venerdì 26 settembre, alle 18.30, in una conferenza a Villa Togni di Gussago (via Roma 89, ingresso a offerta libera) nell’ambito del Festival Le Rose 2025, presenti i due autori e il regista: sarà viaggio dietro le quinte del primo cortometraggio dedicato al maestro gussaghese, condivisione del risultato di lunghi mesi di lavoro, descrizione del percorso creativo, ragguaglio del contributo di artisti, amici e testimoni (Gianmario Borio, Daniela Cima, Maria Francesca Siciliani, Alessandro Solbiati, fra gli altri). La presentazione ufficiale con proiezione è prevista per la primavera prossima.

Togni, Veneziano e Rossini
Togni, Veneziano e Rossini

Le testimonianze

«È arrivato prima degli altri – spiega nell’opera il musicologo e direttore d’orchestra Paolo Rossini –. Il suo orizzonte andava al di là di quello che era il normale orizzonte dei compositori italiani». «Per lui la composizione è stata una vera e propria missione – aggiunge Giacomo Fornari, docente ed ex direttore del Conservatorio Monteverdi di Bolzano –. E questa missione poteva essere espletata soltanto con un certo radicalismo compositivo. “Un secondo di musica mi costa più di novanta minuti di lavoro”: questa affermazione che mi rilasciò in un’intervista, chiarisce la rarefazione e il grado di perfezione raggiunto dal suo linguaggio».

Così dichiarava Camillo Togni alla rivista «Il Fronimo»: «Solo ciò che è profondissimamente soggettivo diventa universale. L’universale non va cercato fuori. È nelle profondità che va cercato. E allora il soggetto cessa di essere tale e diventa qualcos’altro». A chi lo criticava perché la sua musica non aveva melodie o ritorni tematici, rispondeva con le parole di Schönberg: «“Una persona intelligente si offende se voi dite due volte la stessa cosa”. Combinare intelletto e fantasia è una grazia, un dono che non si può spiegare, un gioco seducente in cui la fantasia dà soluzione ai problemi posti dall’intelletto».

«Togni voleva provocare l’ascolto, dare un messaggio di libertà – precisa il pianista Aldo Orvieto, esperto di musica novecentesca –: pertanto la sua arte va in tutte le direzioni». «Ci si può domandare perché un artista così importante sia poco conosciuto – conclude Michele Dall’Ongaro –. Una cosa è certa: Togni è uno di quei compositori che racconta che cosa è successo nel nostro Paese: senza di lui avremmo perso un pezzo di civiltà».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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