«Moulin Rouge!», al Moretto torna il musical che ha fatto la storia

Torna in sala un musical che ha scritto la storia di un genere troppo spesso bistrattato, ma sempre capace di regalare grandi storie, emozioni autentiche e anche puro divertimento, grazie a coreografie travolgenti, numeri spettacolari e momenti di forte valore artistico. È il caso di «Moulin Rouge!», il film con cui il regista Baz Luhrmann, nel 2001, ha rimesso il musical al centro dell’immaginario contemporaneo, trasformandolo in un’esperienza pop, romantica e visivamente esplosiva. A venticinque anni dall’uscita, il film torna ora anche al Cinema Moretto di Brescia, riproponendo sul grande schermo un’opera che nel tempo è diventata un punto di riferimento per il suo genere. Gli appuntamenti sono tre: lunedì 9 marzo alle 16.50, martedì 10 marzo alle 21.15 e mercoledì 11 marzo alle 20.30.
Il film
Per chi non conoscesse il film, «Moulin Rouge!» è un melodramma musicale ambientato nella Parigi di fine Ottocento, dentro e attorno al celebre locale di Montmartre. Al centro della storia c’è Christian, un giovane poeta inglese che arriva nella capitale francese in cerca di ispirazione e libertà, e che finisce per innamorarsi di Satine, la stella del Moulin Rouge, diva del palcoscenico e donna contesa fra desiderio di emancipazione, successo e sentimenti. Da qui prende forma una vicenda romantica e tragica, costruita sul contrasto tra l’ideale bohémien dell’amore assoluto e le logiche del denaro, del potere e dello spettacolo.
A interpretare i due protagonisti sono Ewan McGregor e Nicole Kidman, affiancati da John Leguizamo, Jim Broadbent e Richard Roxburgh. La regia è dell’autore australiano che ha fatto della stilizzazione, dell’eccesso visivo e del gusto musicale una vera firma. E proprio in questi giorni Luhrmann è tornato nelle sale anche con «EPiC: Elvis Presley in Concert», nuovo progetto legato alla figura di Elvis Presley che arriva al cinema quattro anni dopo il biopic «Elvis» con Austin Butler nei panni del Re del Rock & Roll, sempre diretto da Luhrmann.
La storia del musical
Ma perché «Moulin Rouge!» ha fatto la storia del musical? Prima di tutto perché ha dimostrato che questo genere poteva ancora parlare al grande pubblico in modo nuovo, senza limitarsi alla nostalgia. Luhrmann non ha riproposto il musical classico così com’era, ma lo ha reinventato con un linguaggio modernissimo: montaggio vorticoso, scenografie iperboliche, costumi sontuosi e soprattutto un uso sorprendente della musica pop e rock, piegata al racconto romantico. Il film prende infatti canzoni molto note e le trasforma in parte della narrazione, creando un impasto emotivo immediato e riconoscibile. In questo modo «Moulin Rouge!» ha reso il musical accessibile anche a spettatori poco abituati al genere, mostrando come canto e spettacolo possano servire non a interrompere la storia, ma ad amplificarla.
A questo si aggiunge il peso che il film ha avuto sul piano industriale e culturale. «Moulin Rouge!» ottenne otto candidature agli Oscar, vincendone due, e contribuì in modo decisivo a rilegittimare il musical nell’industria americana dei primi anni Duemila. Il suo successo commerciale confermò che un’opera fortemente stilizzata, romantica e musicale poteva ancora imporsi nel mercato internazionale. Ma l’eredità del film va oltre i premi: il suo immaginario, fatto di rosso, velluti, lustrini, cabaret e passione tragica, è rimasto impresso nella cultura pop, nella moda, nell’estetica del videoclip e persino nel teatro musicale successivo. Non a caso dal film è poi nato anche un fortunato musical teatrale, segno di un’eredità che non si è mai esaurita.
Rivederlo oggi in sala significa allora riscoprire non soltanto un titolo di culto, ma anche un momento preciso della storia del cinema, un anno prima dell’adattamento di «Chicago», in cui il musical è tornato a mostrarsi per quello che sa essere quando trova l’autore giusto: una forma popolare e insieme raffinata, capace di unire intrattenimento, dolore, bellezza e invenzione. «Moulin Rouge!» ancora oggi è questo: un film che travolge, scuote i corpi e che venticinque anni dopo continua a ricordare quanto il musical, quando osa davvero, ha la capacità di arrivare dove altri generi non riescono.
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