«La notte del Conte Rosso»: il naufragio in un film bresciano

Enrico Danesi
I due filmaker Mario Bonetti e Giovanni Zanotti, di Orzinuovi, presentano in città il film sull’affondamento «negato» del transatlantico nel 1941
Bonetti e Zanotti con Corrado Codignoni
Bonetti e Zanotti con Corrado Codignoni
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Arriva finalmente nella nostra città «La notte del Conte Rosso», mediometraggio diretto dagli orceani Mario Bonetti e Giovanni Zanotti. Dopo la partecipazione a diversi concorsi cinematografici (che ha fruttato il premio per il Miglior Documentario al Caorle International Film Festival) e in attesa dell’uscita nelle sale a febbraio 2025, la pellicola sarà oggetto di un’anteprima al Cinema del villaggio Sereno di Brescia nella serata di mercoledì 27 novembre, alla presenza dei registi (in Traversa XII 158, alle 20.45; biglietti da 4 a 6,50 euro; prenotazioni tramite sms o whatsapp al 353/4514719).

Il film ricostruisce con rigore ma anche tratto scorrevole un episodio dimenticato della storia patria: il naufragio del Conte Rosso, transatlantico con molti viaggi alle spalle che, requisito per impiego militare durante la Seconda Guerra Mondiale, venne affondato in meno di dieci minuti nel maggio 1941 al largo delle coste siciliane da un sommergibile britannico, mentre trasportava soldati assegnati al fronte africano, provocando la morte di 1.297 passeggeri.

Gli autori ricorrono a una voce narrante per mettere a fuoco le coordinate della vicenda, per poi illustrare la parabola del Conte Rosso attraverso le testimonianze indirette di discendenti delle vittime (che per ragioni affettive e passione per la ricerca storica, hanno cercato di dare risposta a vari interrogativi irrisolti) e quella invece incredibilmente diretta di un sopravvissuto, il perugino Corrado Codignoni, che sta per compiere 104 anni ed è vivo, in forma e straordinariamente lucido. Abbiamo approfondito il discorso con i giovanissimi filmaker Bonetti e Zanotti (nati rispettivamente nel 1996 e nel 2000), che da un paio d’anni formano un sodalizio affiatato e prolifico, attento «alle storie del territorio e alla riscoperta delle tradizioni locali», tanto da dare alla luce «La contea nella nebbia» (2022) e «All’ombra della Croce» (2024).

Mario, Giovanni: qual è la genesi del film?

Mio nonno (è Mario che parla, ndr) sopravvisse al naufragio, ma io non ho avuto la fortuna di conoscerlo e comunque in famiglia ne parlò pochissimo, perché il trauma era sempre vivo. Abbiamo fatto un po’ di ricerca in rete e scoperto che c’era un superstite ancora vivo a distanza di ottant’anni dall’accadimento: lo abbiamo trovato, intervistato e da lì abbiamo avuto accesso a molte informazioni.

Senza una testimonianza diretta non lo avreste realizzato?

Sarebbe stata un’impresa ardua, perché quella del Conte Rosso non è soltanto una tragedia dimenticata, ma anche non documentata: non ci sono foto e le cronache d’epoca sorvolano, minimizzando l’affondamento, preferendo enfatizzare il numero dei superstiti tratti in salvo, rispetto a quello nettamente superiore dei morti, in massima parte nascosti dietro la definizione di “dispersi”.

Senza forzature, fate emergere chiaramente come le guerre non portano mai a nulla di buono: un messaggio di stringente attualità…

L’obiettivo principale era proprio quello, mettendo a fuoco la storia di giovani che non erano soldati di professione, morti dopo tre ore di navigazione, senza mai nemmeno vedere il fronte. Per un collegamento con il nostro tempo, basti dire che nei giorni scorsi, quando abbiamo accompagnato il film a Perugia e Gubbio, abbiamo incontrato il figlio della badante ucraina di Corrado, in fuga dalla guerra coi russi dopo averla combattuta… La guerra è un tema purtroppo attuale, stigmatizzarla non è mai abbastanza.

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