Jasmine Trinca: «Sono diventata attrice per conoscere Nanni Moretti»

L’attrice sarà al cinema dal 7 maggio nel ruolo di una procuratrice nel nuovo film di Francesca Archibugi, «Illusione»: l’intervista
Emanuela Castellini
Jasmine Trinca - Foto Jarno Iotti
Jasmine Trinca - Foto Jarno Iotti

Jasmine Trinca è una delle rare attrici italiane che si fa abitare addosso i personaggi che interpreta, modificandoli verso qualcosa di interiore da quello che la scrittura prevede. La sua naturalezza e autenticità sono, anche questa volta, al servizio del film di Francesca Archibugi «Illusione», prodotto da Fandango e Rai Cinema, in uscita nelle sale il 7 maggio con 01 Distribution.

Il film

Nella pellicola, l’attrice romana dà vita a una sostituta procuratrice al lavoro sul caso di una quindicenne moldava trovata apparentemente priva di vita in un fosso: come sia finita lì nessuno lo sa, e lei stessa non sembra avere cognizione delle violenze subite. La ragazza, ingenua e sognatrice, sperava di diventare una modella e invece entra in un mondo di abusi e sopraffazione maschile. Oltre alla procuratrice, sul caso indaga anche uno psicologo (Michele Riondino) che cerca di decifrarne l’enigmatica personalità. Nel cast, tra gli altri, Vittoria Puccini e Filippo Timi.

«La modalità di stare al mondo di questa ragazza così ingenua e sognatrice, il suo corpo ritrovato che è un corpo già dato per morto e che, invece, grazie all’attenzione di qualcuno, è un corpo che vive... Sono cose piccole ma non sono facezie» racconta l’attrice, già protagonista della serie tv «La Storia» dal romanzo di Elsa Morante. E osserva: «Questi sono veri movimenti di rivendicazione, veri movimenti di espressione politica e sono felice che il film di Francesca (la regista si è messa alla prova con un noir dalle molte anime ispirato a un caso di cronaca avvenuto a Perugia, ndr) mostri anche la voce di una giovane che, forse, non sarebbe stata vista e non avrebbe mai avuto la possibilità di dire qualcosa nel mondo».

Michele Riondino, Francesca Archibugi, Jasmine Trinca - Foto Jarno Lotti
Michele Riondino, Francesca Archibugi, Jasmine Trinca - Foto Jarno Lotti

Per Jasmine, che da grande voleva diventare archeologa (aveva iniziato gli studi universitari in Lettere Classiche), il maggior rammarico è non aver preso la laurea dopo il successo del film d’esordio «La stanza del figlio» di Nanni Moretti (infatti si è definita spesso «archeologa del proprio presente») tanto che dopo il successo con Moretti aveva continuato a studiare.

«Non ho mai avuto l’ambizione di fare l’attrice – ricorda –, ma ero curiosa di conoscere Nanni Moretti e, quando venne nel mio liceo classico per cercare attori non professionisti, mi misi in fila...». Poi arrivò Marco Tullio Giordana che la scelse per «La meglio gioventù», e tanti altri successi.

L’impegno

L’attrice non proviene da una famiglia di artisti. «Per origine i Trinca vengono da un rione molto popolare di Roma, Testaccio. La mia famiglia è una famiglia del mercato. Sono cresciuta con mia mamma e sono venuta su così, un po’ strana, grazie a lei».

Da sempre è impegnata anche in battaglie personali, tra queste c’è il movimento «Mee Too» di denuncia delle molestie sessuali subite soprattutto sui luoghi di lavoro, per il quale «non è stato fatto abbastanza – spiega –, a partire da una responsabilità che ritengo personale: cioè di non essere riuscite tutte ad avere una tematica politica forte. Su alcuni aspetti si è rimasti dove eravamo. Ma penso che sia cambiato qualcosa. Come ritengo che la voglia di provare a dire cose diverse resista. Il sistema di violenze fisiche e verbali non credo sia finito o cambiato: è una questione di potere. È un problema culturale». Da donna determinata, sottolinea quale sia la sua più grande paura: «La perdita di integrità, che penso sia uno dei valori più importanti per me: le cose in cui credo».

Sotto l’aspetto professionale, invece, anche se è vero che non ci sono più gli autori e i registi di un tempo, vorrebbe mettersi alla prova in ruolo brillante. «A me piace la commedia e vorrei praticarla, ma non me la propongono mai...». I registi sono avvertiti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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