Esordio a Venezia per Maria Chiara Arrighini: «La prima volta? Un’emozione»

Per vestire i panni di Caterina «ho dovuto lavorare per trovare la musicista che è in me. Fa parte di quel "giocare a fare" che è l’essenza del mestiere e ti permette di stare in un corpo diverso, che però è il tuo».
Ha leggerezza di gioventù, ma piglio da professionista Maria Chiara Arrighini, 26enne attrice bresciana sbarcata ieri al Lido per l’anteprima mondiale di «Quasi a casa», pellicola diretta dalla regista Carolina Pavone e prodotta da Nanni Moretti, che la vede nel ruolo di co-protagonista della figlia d’arte Lou Doillon.
«Sono emozionata. Emozionatissima» ci confidava a una manciata di ore dalla proiezione del film, che ha aperto ieri la rassegna delle Notti Veneziane. Per Maria Chiara un esordio assoluto, tanto a Venezia quanto al cinema, col teatro a dominare un curriculum già ricco di lavori importanti e il sogno - poi abbandonato - di tentare la strada della medicina, come papà.
Dal Calini a Roma
«Ho scoperto la recitazione al liceo Calini. Fin dal primo anno ho frequentato il laboratorio tenuto il martedì pomeriggio dal regista Fausto Ghirardini, con cui a fine anno portavamo in scena una pièce. L’amore è nato così. Dopo la maturità mi sono iscritta a Scienze Naturali a Pavia: volevo fare Medicina, ma non mi hanno presa. Ho comunque lasciato dopo un semestre per tentare l’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. Non sapevo se ce l’avrei fatta, quindi nel frattempo mi sono iscritta a Matematica. E invece è arrivata l’ammissione alla Silvio D’Amico».

Anche l’approdo al cinema non è stato casuale: «Al terzo anno di Accademia - racconta Maria Chiara - ho iniziato a lavorare col mio agente. Fare provini e casting fa parte del mestiere: richiede studio continuo e una messa in discussione costante. Quando mi sono arrivate le scene di "Quasi a casa" mi sono subito presa bene. Ero contenta. Caterina è una bella personaggia. Quando poi sul set ho incontrato Carolina (Pavone, ndr) mi è venuta ancora più voglia di fare questo film. Era sempre presente, a tutti i provini, ed è stata proprio lei a scegliermi».

Fra le due è nato un legame intenso. «Sul set - conferma la bresciana - sono stati tutti estremamente amorevoli: sempre in ascolto alle mie proposte e al mio sguardo sul lavoro. Con Carolina e gli altri abbiamo lavorato come possono lavorare i giovani e le persone entusiaste come noi. Stiamo cercando di conquistare il mondo con la nostra giovinezza, vivendola con entusiasmo e un pizzico di criminalità, senza arrivare subito all’età adulta».
Una filosofia che applica anche ai progetti per il futuro, un destino da cogliere a braccia aperte quando è il tempo è giusto: «Nella vita sono una spettatrice - ammette -. Mi piace che arrivi il momento, quando è l’ora e a quel punto lo accolgo con entusiasmo. È ciò che mi permette di fare questo lavoro anche affrontando i "non è l’occasione per te" che mi hanno portata qui».

Sul set, a Venezia e nei cinema, dove «Quasi a casa» uscirà il 5 settembre, distribuito da Fandango. Nel Bresciano, invece, Maria Chiara farà ritorno all’alba del 2025: il 14 gennaio a Lumezzane approderà la «Wonder Woman» di Antonio Latella, che trae ispirazione da un caso reale di stupro.
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