Il tempo stringe, l’attenzione scivola via in uno scroll e il cinema prova l’azzardo supremo per non scomparire dai radar dei più giovani: portare il tasto «velocità 1.5x» direttamente sul grande schermo.
La provocazione arriva dal Canada. Durante la 44esima edizione del festival Rendez-vous Québec Cinéma (RVQC), gli organizzatori hanno inserito in cartellone una proiezione speciale di Amour Apocalypse, lungometraggio d’autore della regista Anne Émond.
Il film, che originariamente ha una durata di 100 minuti, è stato proiettato in una versione condensata di appena 66 minuti. Una sforbiciata temporale del 34%, ottenuta non attraverso tagli al montaggio, ma accelerando la riproduzione del film a un ritmo di un terzo più veloce del normale. L’obiettivo dichiarato? Intercettare la Generazione Z, abituata a fagocitare contenuti multimediali a ritmo raddoppiato su TikTok, YouTube e Netflix. I dati d’altronde parlano chiaro: secondo gli ultimi dati sul consumo digitale, quasi la metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni fruisce regolarmente di video online a velocità aumentata per ottimizzare i tempi.
I sostenitori dell’esperimento difendono la scelta parlando di un «bagno di realtà» necessario. Dall’altra parte della barricata, i puristi e i cineasti gridano al sacrilegio. Tu cosa ne pensi?



