Cinema

«Brescia, cuore d’acciaio»: sulla Rai il documentario di Sansonna

Il programma «Di là dal fiume e tra gli alberi» racconta del centro storico, di scorci dei vicoli del Carmine e di colate d’acciaieria
Giuseppe Sansonna e il panorama del centro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Sansonna e il panorama del centro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Da «capitale del tondino» a «capitale della cultura», il salto non è scontato. E, a dispetto del successo dell’anno eccezionale del 2023, e dei turisti che sempre più numerosi iniziano a frequentare piazze e musei, la strada è ancora lunga. Resiste, il «cuore d’acciaio» di Brescia. Ma il suo battito quasi inesorabile nasconde un’anima eccentrica e creativa, capace di emergere in maniera inattesa, attraverso sottili crepe che incrinano la scorza robusta del carattere nostrano.

Il programma

A caccia di queste anime è andato Giuseppe Sansonna, tra gli autori del programma di Rai Cultura «Di là dal fiume e tra gli alberi», che su Rai5 racconta l’Italia che cambia, attraverso itinerari poco battuti e territori periferici. Alla nostra città ha dedicato «Brescia, cuore d’acciaio», prodotto per Rai Cultura, che prima di andare in onda su Rai5 (domenica 20 luglio alle 21.25, poi su RaiPlay) sarà presentato in anteprima sabato 19, alle 21 all’Auditorium della Banca di Credito Cooperativo del Basso Sebino di Capriolo, nell’ambito del festival Rinascimento Culturale. Con l’autore sarà presente il dirigente Rai Piero Alessandro Corsini, che introdurrà la serata (ingresso gratuito previa prenotazione sul sito www.rinascimentoculturale.it).

La rappresentazione di Brescia

Tra immagini evocative di colate d’acciaieria, panoramiche a volo d’uccello catturate dal drone sul centro storico, scorci dei vicoli del Carmine, Sansonna costruisce una narrazione lineare, attraverso interviste emblematiche. C’è il direttore artistico del festival, Alberto Albertini, duplice anima di manager e scrittore. Il regista Elia Moutamid, nato in Marocco e cresciuto a Chiari, orgoglioso del proprio accento bresciano, che in «Talien» ha raccontato a ritroso il viaggio del padre immigrato. Il musicista jazz Gabriele Mitelli, partito da Brescia alla conquista della fama internazionale; e i Liquid Words, giovane band che crede nella trasversalità delle arti, e affianca alla musica («Brescia suona più... industriale di altre città») la produzione videoartistica e la promozione di eventi per reagire al vuoto post-covid.

Raffaella Formenti «non spiega, ma spiegazza» il reale con i suoi labirinti-origami che riproducono in palpabile carta la diffusività del web. E il fotografo Walter Pescara racconta di quando accompagnò Lawrence Ferlinghetti alla ricerca della casa natale del padre Carlo, in contrada delle Cossere, e quasi furono arrestati per essersi intrufolati in un cortile. Poi Manlio Milani, testimone della memoria della Strage, voce limpida di una città che ha scelto di rispondere alla violenza con la democrazia.

Sullo schermo

Sullo schermo si incrociano generazioni, la Brescia dei padri per i quali il lavoro era una religione a cui non ci si poteva sottrarre e su cui si veniva valutati, e i figli che – con la medesima serietà e impegno – cercano la strada per evadere da una gabbia che ormai va troppo stretta. L’arte di Pescara e Formenti è la critica al sistema produttivo che dis-umanizza, il cinema di Moutamid è un abbraccio fiducioso ad una società che, oltre alle apparenze, rivela generosità inclusiva. L’anima di Brescia è sfaccettata e sfuggente, non si svela al primo sguardo. Prova a spiegarla Sansonna, in chiusura: «È tenere insieme tutto, sospesi al centro del proprio tempo, come il Rinoceronte di Stefano Bombardieri nel Quadriportico di piazza Vittoria, ormai tra gli emblemi della città contemporanea».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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