Cultura

Ciak a Chiari con Cristiano Godano: «Un incontro generazionale»

Il frontman dei Marlene Kuntz impegnato per un corto realizzato dagli studenti della Laba
Cristiano Godano con Roxenne Parsons e Marco Jeannin - © www.giornaledibrescia.it
Cristiano Godano con Roxenne Parsons e Marco Jeannin - © www.giornaledibrescia.it
AA

Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz, sarà in questi giorni a Chiari per le riprese di un cortometraggio diretto dal regista Marco Jeannin. Realizzato dagli studenti del corso coordinato da Graziano Chiscuzzu per il biennio di cinema dell’Accademia di Belle Arti Laba, «Sacramento» è girato in una villa storica nei pressi della stazione.

La produzione del progetto è in collaborazione con 5e6 e l’aiuto regia è Fabrizio Provinciali, già assistente alla regia de «La Grande Bellezza» di Paolo Sorrentino. Al centro del cortometraggio, l’incontro generazionale tra un musicista con un passato artistico importante (interpretato da Godano) e una giovane batterista (Roxenne Parsons); un nuovo progetto sperimentale costringerà i due a mettersi fortemente in discussione.

A Chiari un momento collettivo della lavorazione del film - © www.giornaledibrescia.it
A Chiari un momento collettivo della lavorazione del film - © www.giornaledibrescia.it

«L’idea parte da una serie di esperienze che ho fatto nel background lavorativo da regista, amante e fruitore di musica - racconta Jeannin, docente di regia alla Laba, che abbiamo incontrato ieri mattina sul set insieme ai due attori -. Lo scontro tra generazioni oggi è molto più enfatizzato. Capirlo è interessante, sia creativamente, sia come docente».

A differenza del protagonista del corto, Godano e i Marlene Kuntz sono ben vivi e attivi; la collaborazione con Jeannin è iniziata durante le riprese del videoclip per «La Fuga», singolo pubblicato il 25 maggio. Il nuovo album, ritorno della band dopo 5 anni, è in uscita a settembre.

Godano, nella scena musicale odierna ci sono risvolti positivi nello scontro-incontro generazionale? «Le mie opinioni sono poco lusinghiere. Ci sono cose che mi piacciono e una scena musicale esiste ancora, ma la musica è trattata in modo strano, per non dire male, da internet, dai social, dalla necessità di creare contenuti, da piattaforme che non remunerano. C’è una grande difficoltà strutturale di cui molti sono scontenti: la mia generazione scopre una nuova frustrazione, i nativi digitali sono abituati a un qualcosa che per noi è mostruoso; noi facevamo musica con un supporto che veniva venduto, loro fanno musica gratis. È una cosa che non si contrasta, si subisce. Anche i grandi cominciano a lamentarsi di questa vessazione, l’80% è marketing e solo il 20% musica. Sul piano digitale ci sono attriti forti ma sul piano artistico permane spesso la lezione del passato; penso al sound anni Ottanta, tornato alla ribalta...».

Parsons: «Dopo l’avvento della trap in Italia si è andati in cerca di vecchie sonorità, un revival o una specie di Rinascimento, se vogliamo metterla così. La mia generazione si trova in un panorama caotico: il talento viene per ultimo, prima dobbiamo essere personaggi belli da vedere sul palco, in fotografia o nei videoclip. Guardare alla generazione di Cristiano, arrivata a fare musica in un altro modo, ci confonde. Soprattutto per chi è nato negli anni Novanta e questo cambiamento l’ha vissuto sulla propria pelle».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato