Cultura

Chiara Pagliaccia a Brescia: «I mercati rionali? Meglio della terapia»

La 35enne umbra, rivelazione della stand up comedy e volto di Sagre d’Italia, sarà il 18 febbraio al Santa Giulia
La comica Chiara Pagliaccia
La comica Chiara Pagliaccia
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Il titolo del suo spettacolo lo deve a nonna Laura. «Mi diceva sempre "Mamma mia, fai sempre casini, ma per fortuna almeno sei simpatica. E ora che finalmente faccio la comica ho anche dato dignità al mio cognome. Se avessi fatto la dottoressa sarebbe stato più complicato».

Parola di Chiara Pagliaccia, comica umbra che coi suoi spettacoli nei teatri d’Italia sta inanellando un sold out dopo l’altro. Mercoledì 18 febbraio sarà per la prima volta anche a Brescia. «Una simpatica disgrazia» approderà alle 21 al Santa Giulia del Villaggio Prealpino (Via Quinta, 4) con biglietti a 17 e 20 euro su TicketOne.

Hai cominciato la tua carriera lavorando come autrice televisiva. Quando hai deciso di cambiare vita?

Dalla tv sono passata a lavorare come autrice in azienda, ma ero molto frustrata. Me la sono vissuta malissimo e nello spettacolo parlo anche di questo. Se non avessi avuto il coraggio di dimettermi e di stare due anni a pane e acqua ora probabilmente non farei questo lavoro stupendo, che ho sognato di fare fin da quando ero bambina.

Quale è stato il momento in cui hai capito che la comicità era la tua strada?

Ho scritto questo spettacolo in un anno, facendo tantissimi open mic per testare dal vivo il materiale ed è andata da subito bene. Ne ho avuto la conferma a dicembre del 2024, quando il debutto a Milano è andato inaspettatamente sold out.

Di che cosa parla lo spettacolo?

Sul palco racconto di me, della mia storia e soprattutto dei miei nonni, con cui sono cresciuta. Non scrivo di temi leggeri, anzi. Tendenzialmente sono una persona pesante (ride, ndr). Rievoco il funerale di mia nonna e metto a nudo cosa ti resta dentro quando tanti lutti si susseguono nella tua vita. Poi ci sono le sagre e la frustrazione del lavoro in azienda. In generale il fil rouge è quel senso di inadeguatezza che mi accompagna costantemente.

Qual è la «disgrazia» che ha segnato la tua vis comica?

Diciamo che nella vita, fin da bambina, mi sono successe diverse cose. Ho affrontato una serie di gravi lutti, di cui parlo nello spettacolo. Se non avessi reagito con la comicità non ne sarei uscita: è stata la mia ancora di salvezza. Riuscire a scrivere di una cosa che mi ha fatto stare molto male, riuscendo a renderla ridicola per il pubblico, è per me catartico e mi permette di convivere con parti del mio passato. Funziona così bene che la mia terapeuta mi dice sempre: «Muoviti a star meglio così vengo a vederti a teatro».

Sei anche volto e mente del progetto «Sagre d’Italia». Come è nato?

Prima facevo interviste per lavoro. Quindi ho pensato di creare una pagina social dove rivolgere domande agli esponenti dell’unica generazione con cui mi sento a mio agio: gli anziani. Da pessimista qual sono pensavo non sarebbe interessato a nessuno. E invece mi seguono moltissime persone, perché in un contesto come quello attuale, caratterizzato da ansia e violenza, questo progetto si pone come un respiro. I contenuti d’odio qui sono totalmente estranei, anche nei commenti. Sono felicissima della mia fanbase: è gente con cui uscirei a bere una birra.

Hai parlato spesso della tossicità dei social, come ti senti ad esserne diventata in qualche modo un fenomeno?

Soffro ad essere un fenomeno social. I social mi creano ansie e turbamento, tanto che quasi quotidianamente mi chiedo perché non posso andare a fare la vendemmia, invece che postare. Al contempo credo sia importante, in un mondo che pullula di commenti d’odio e progetti volti a screditare e infangare, proporre un’isola di pace. Molti mi scrivono per dirmi che grazie alla pagine hanno ritrovato fiducia nell’umanità. Vorrei direi che vale anche per me e forse un po’ è così. Consiglio a tutti di andare al mercato a far due chiacchiere con le signore, perché è meglio della terapia. Io vado al mercato. E anche in terapia.

Hannah Gadsby, Jennifer Brister, Sindhu Vee: la stand-up comedy è donna?

Purtroppo in Italia siamo molti anni indietro. Per questo i miei riferimenti sono comiche straniere come appunto Gadsby e Michelle Wolf. Si sta però muovendo qualcosa: il pubblico ha voglia di sentire delle voci differenti.

È la tua prima volta a Brescia, sei emozionata?

Sono stata qui nel 2016 con «Sagre» per la Babbo Running. Ovviamente vestita da Babbo Natale e altri Babbi Natale mi hanno offerto da bere fino all’oblio. È una città bellissima e accogliente. Non vedo l’ora di tornarci.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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