Asceti, anacoreti, eremiti alle origini del Monachesimo cristiano

«Il Monachesimo è un fenomeno che riveste un’enorme importanza nella storia della Chiesa; infatti ha lasciato un segno profondo non solo nella pietà, nell’etica e nelle istituzioni. Alle origini del Monachesimo cristiano (il termine deriva dal greco mònos, “solo”, ndr), sorto nel III secolo, vi era la scelta della povertà, secondo il dettato di Cristo. La rinuncia ai beni terreni si accompagnava all’isolamento dal mondo, al fine di condurre una vita ascetica: la forma più originaria di monachesimo fu quella degli anacoreti, che vivevano in completa solitudine nei deserti dell’Egitto e della Siria».

Così il professor Flavio Dalla Vecchia, docente di Sacra scrittura e di lingua e letteratura ebraica all'Università Cattolica, scrive nell'introduzione al Calendario Massolini 2026, interamente dedicato al Monachesimo cristiano delle origini, che sarà presentato dopodomani, venerdì 16 gennaio, nella Sala incontri di Casa Sant'Angela, in via Martinengo da Barco 4, a Brescia. Con il professor Dalla Vecchia, nell'occasione interverrà il Priore dell'abbazia di Novalesa, Fra' Michael David, anche a testimoniare una storia che continua dopo secoli.
Un rinnovato legame
Il Calendario Massolini, secondo una tradizione che risale al 1989, ogni anno propone un itinerario fra territori, storia e cultura di Paesi che hanno costituito la culla della nostra civiltà. Tiene così vivo il legame sorto quarant'anni fa tra l'imprenditore bresciano Gian Battista Massolini e l'archeologo della Custodia di Terrasanta, padre Michele Piccirillo, dando seguito allo slancio originario del progetto che aveva unito l'imprenditore bresciano, del quale l'associazione culturale bresciana porta il nome, e l'archeologo francescano che nelle pietre del Vicino Oriente andava cercando le testimonianze vive della nostra essenza. I testi sono curati dallo stesso Dalla Vecchia e da Giampietro Rigosa, dottore in Scienze religiose, che all'argomento ha dedicato lunghi studi. L'apparato iconografico è affidato a Virginio Gilberti, Franco Rota, Piergiuseppe Consadori, Lucia Caini, Maria Frassine, Chiara Maffeis e Bruna Tomasoni.

Dalla Cappadocia alla Gallia
Testi e immagini offrono un percorso ampio, per tempi e argomenti. «L’Egitto è generalmente considerato culla del Monachesimo, - spiega Dalla Vecchia - anche se diverse manifestazioni del fenomeno monastico apparvero più o meno allo stesso tempo pure in Mesopotamia, Siria, Cappadocia e anche in Occidente (Gallia, Italia e Spagna), in continuità con le varie correnti ascetiche che caratterizzarono la vita della Chiesa durante i primi secoli, in particolare nelle zone sotto l’influenza giudeo-cristiana». E aggiunge: «La perfezione cristiana, predicata dalla nuova religione, trovò, a partire dai primi secoli dopo Cristo, numerose persone che si sforzarono di viverla in tutta la sua pienezza».
Asceti ed eremiti
Sorsero così gli «asceti», dal paragone che Clemente Alessandrino traccia tra la vita cristiana e la preparazione ardua degli atleti. Il termine greco «àskesis» significa infatti, esercitazione, esercizio ginnico. Solo più tardi si manifestò la tendenza alla vita di comunità, riunite in «confraternite religiose» più o meno organizzate. All’ascetismo succedette l’anacoretismo, a volte indicato anche come eremitismo. I due termini, benché a volte usati quali sinonimi, hanno una diversa valenza: il termine greco anakhóresis designava, in Egitto, la fuga, mentre il termine eremitismo deriva dal greco eremìa, solitudine, deserto, luogo desolato, e indica propriamente che tale forma di vita aveva nel deserto il suo ambiente naturale.
Con figure di santi che ne furono icone: Antonio, Basilio, Pacomio, Gerasimo, Ilarione, Sergio e Bacco. Lo scorrere dei mesi dispiega le varie forme di monachesimo, anche estremo, come quello degli stiliti, e porta dall'Egitto di El Natrun, Zaafarana e Santa Caterina sul Sinai, alla Turchia di Göreme, Gumusler, Cavasin e la Cappadocia, dalla Siria di Maaloula ed Aleppo alla Palestina di Gaza, Mar Saba e San Giorgio in Koziba nella gola che da Gerusalemme scende a Gerico. Il messaggio originario ebbe poi ampia eco anche in Europa, questo spiega la presenza di immagini di Camaldoli e Subiaco, San Gallo, Monte Cassino, Mont Saint Michel. La copertina è dedicata a Deir Mar Musa, l'affascinante monastero che padre Paolo Dall'Oglio ha riportato in vita nel deserto della Siria e che ancora oggi, dopo la scomparsa nel nulla del suo nuovo fondatore, è presenza profetica in quelle terre tribolate.
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