Arte

Vivian Maier torna a Brescia: da aprile la mostra in borgo Wurher

La galleria Paci Contemporary riporterà la fotografa-bambinaia nella città che per prima le dedicò una mostra in Italia, nel 2012
Un ritratto di Vivian Maier, courtesy Paci Contemporary
Un ritratto di Vivian Maier, courtesy Paci Contemporary
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A portare in Italia Vivian Maier fu la gallerista bresciana Chiara Fasser. La prima mostra italiana dedicata alla tata-fotografa che – inevitabilmente – tutti visualizzano con la Rolleiflex al collo si tenne nel 2012 alla Galleria dell’Incisione in via Bezzecca. Quattordici anni dopo, Maier torna a Brescia. Stavolta a proporla è la galleria Paci Contemporary di Borgo Wurher, che ospiterà un’esposizione a lei dedicata dall’11 aprile al 30 settembre 2026. La mostra bresciana presenterà oltre cinquanta immagini selezionate in collaborazione con la Howard Greenberg Gallery e con l’Estate Vivian Maier. Ad accompagnare il percorso, un volume pubblicato da Dario Cimorelli Editore con testi di Mauro Zanchi.

L’artista

Nata nel 1926, Maier lavorò per gran parte della sua vita come bambinaia. Tra gli anni Cinquanta e Settanta si spostò tra New York e Chicago, seguendo le famiglie per cui era impiegata. In parallelo costruì un archivio vastissimo: migliaia di negativi, rullini mai sviluppati, stampe, filmati in 8 mm. Non cercò gallerie e mai espose: la fotografia rimase per lei un’attività privata, praticata con costanza e rigore. Questo doppio registro – professione domestica e ricerca artistica – ha contribuito a definire il mito che oggi la circonda.

Una foto di Vivian Maier, courtesy Paci Contemporary
Una foto di Vivian Maier, courtesy Paci Contemporary

Le sue immagini restituiscono la trama minuta della vita urbana americana: bambini nei quartieri popolari, donne eleganti, lavoratori, senzatetto, passanti colti di spalle o di fronte, spesso inconsapevoli. Frequenti gli autoritratti riflessi in specchi, vetrine, superfici metalliche… La sua fotografia, quindi, si colloca nel solco della street photography americana del secondo dopoguerra,

Il nome di Maier rimase sconosciuto fino al 2007, quando l’agente immobiliare e collezionista John Maloof acquistò per caso alcune scatole di negativi a un’asta di Chicago. Cercava materiale iconografico per una ricerca storica. Si trovò di fronte a un archivio imponente. Dopo la morte della fotografa, avvenuta nel 2009, Maloof iniziò un lavoro di catalogazione e diffusione. Mostre, libri, il documentario «Finding Vivian Maier» portarono alla luce una produzione che oggi è riconosciuta a livello internazionale.

La mostra a Brescia

La selezione proposta dalla Paci Contemporary Gallery concentra l’attenzione sugli anni centrali della sua attività. In mostra compaiono scene urbane in bianco e nero, ritratti ravvicinati, giochi di ombre, autoritratti riflessi. Il percorso espositivo punta sulla dimensione narrativa delle immagini. Non vuole dunque essere una retrospettiva esaustiva, ma un attraversamento tematico del suo universo visivo.

L’apertura è fissata per sabato 11 aprile 2026, dalle 18.30 alle 21. La mostra resterà poi visitabile fino al 30 settembre 2026 negli spazi di Borgo Pietro Wuhrer.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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