Arte

Tra portacandela-balena e teiere-navicelle il design fantastico di Nino Ferrari

Francesca Roman
Nella Casa del Podestà di Lonato sono esposte le creazioni in metallo del maestro bresciano attivo anche per Ponti e Matta
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A Lonato i metalli di Nino Ferrari
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Argento, rame e peltro. Piegati e plasmati con bulino e cesello ora in forme sferiche, pulite e rigorose, lucide o martellate, ora in ghirlande di foglie, fiori e frutti, grandi rosoni, mascheroni grotteschi, puttini e amorini, scanalature a tortiglione, decori a graticcio e a rocaille.

Avanguardie, Rinascimento, Barocco e Rococò coesistono nella produzione di vasi, piatti e scatole di Nino Ferrari, il maestro del metallo che, dal suo laboratorio di Brescia, fu tra i protagonisti delle arti applicate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento.

Quella che inaugura sabato 2 marzo alle 10.30 nel Museo Casa del Podestà di Lonato è in assoluto la prima mostra dedicata a Nino Ferrari, artista ancora poco noto. Le sue creazioni, circa 120 oggetti d’arredo, sono ambientate nell’eclettica dimora del senatore Ugo da Como, in costante dialogo con gli oggetti e con i quadri da lui collezionati. Un percorso espositivo promosso dalla Fondazione Ugo da Como, sostenuto dalla famiglia Ferrari e curato da Stefania Cretella, docente dell’Università degli Studi di Verona, che ripercorre l’intera produzione del maestro, grazie a prestiti da collezioni private, tra cui quella degli eredi, e da alcuni musei.

  • Le opere di Nino Ferrari
    Le opere di Nino Ferrari
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    Le opere di Nino Ferrari

A Milano

«Ferrari frequentò l’Accademia di Brera - ricorda Cretella -, poi aprì un negozio a Brescia, prima in via Ferramola e poi in via XX Settembre. La sua attività è però fortemente legata a Milano: prese parte a tutte le Triennali fino agli anni Cinquanta, ed fu stretto collaboratore di alcuni artisti e architetti della scena milanese tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, tra cui Gio Ponti, Guido Frette e Sebastián Matta».

Grande artigiano del metallo, Nino Ferrari usa le tecniche tradizionali, dal bulino al cesello, dai martelli alla fusione, modulandole a seconda delle proprie esigenze. «Crea lui stesso i propri gessi - specifica la curatrice ,- di cui abbiamo in mostra alcuni esemplari, esposti sul suo banco da lavoro, restaurato per l’occasione».

La sua produzione spazia dagli oggetti creati per una committenza privata, più orientata verso forme d’ispirazione rinascimentale e barocca (ne è un esempio il disco in rame stagnato acquistato da Luciano Sorlini e oggi esposto al MarteS di Calvagese), e forme dal design più moderno, come il servizio a navicelle presentato alla triennale di Milano nel 1936 su disegno dell’architetto Fusi, che allora fu esposto su un vassoio a forma di onde.

Le opere

In questo filone si colloca anche la collaborazione con Casa Giardino, il marchio creato da Gio Ponti nel 1936, per il quale Ferrari realizza diversi oggetti, tra cui la coppia di «Portacandela balena» in peltro, esposta nella biblioteca del senatore veneziano.

Proprio di fronte al «Vaso a fungo con buchi» del 1951, anch’esso da un disegno di Ponti, che un collezionista bresciano ha messo a disposizione della mostra dopo averne letto l’annuncio sulle pagine del nostro quotidiano il mese scorso. Nell’ultima sala, infine, la curatrice ha scelto di collocare alcuni oggetti frutto di altre due importanti collaborazioni, la prima e l’ultima della carriera di Ferrari.

Ecco allora da un lato della stanza la coppia di vasi (per la prima volta riuniti) eseguita su disegno di Guido Frette nel 1936: uno in peltro, proveniente dalla collezione Anna Ferrari, e uno in rame, prestito delle Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano. Sul lato opposto si può invece ammirare il «Vaso-versatoio» del 1970 circa, ispirato ai disegni di Roberto Sebastián Matta.

Il prossimo evento

All’esposizione su Ferrari farà presto da pendant la mostra «Vedute di Roma», allestita dal 23 marzo al 23 giugno nella Sala del Capitano della Rocca, con le incisioni di Giovanni Battista Piranesi provenienti dalla collezione Luigi Nocivelli, e le fotografie di Gabriele Basilico. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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