Con «Sporco» la fotografia essenziale e materica in mostra a Brescia
Spazio Contemporanea – la fucina di visioni e arte di Fondazione Clerici – ospita in questi giorni e fino al 22 febbraio la mostra «Sporco», installazione site specific di opere fotografiche pensata per gli spazi in corsetto Sant’Agata 22 a Brescia, e visitabile gratuitamente dal giovedì al sabato dalle 15 alle 19.
Cinque artisti
Cinque i giovani artisti che l’hanno curata e concepita: Chiara Bandino, Francesco Biasi, Stefano Conti, Nicolò Lucchi e Gloria Pasotti. Cinque approcci affini – eppure distanti – aperti al processo creativo collettivo che non pone limite alla sperimentazione. Il dialogo instaurato è incalzante e definisce il concetto di sporco: una fotografia essenziale, materica, ultra-contemporanea e capace di imprimersi su supporti stravaganti, dichiaratamente di scarto. Una fotografia indefinibile, lontana da forme estetiche canoniche, ma dall’ampio valore simbolico e introspettivo.
Trasformazione, segreti e archeologia
Muovendosi tra le sale, si affida la parola alle sperimentazioni più curiose. La romana Chiara Bandino esplora il tema della trasformazione silenziosa con immagini vegetali e delicate, tratte dall’archivio della botanica Azzurra Carrara Pantano. Un invito a prendere coscienza del linguaggio segreto del mondo, che trasporta lo spettatore in un altro piano di realtà. L’installazione video «Formiche» diventa un momento di meditazione zen, con l’osservazione silenziosa del lavoro operoso dei piccoli insetti.
Francesco Biasi accoglie il visitatore con otto puntelli da edilizia che riportano l’immagine di un cane. Anche questa installazione fa parte del più ampio lavoro «Archivio privato russo», una raccolta di fotografie di famiglia, narrazione dei momenti di vita cristallizzata di persone comuni, che affascina per la sua immediatezza e il senso di profonda nostalgia.

Stefano Conti, intrecciando la fotografia con l’installazione, esplora temi legati alla storiografia e all’archeologia. Il rapporto con la Sardegna permea la narrazione, come nell’opera «Il Grande Cardo», 28 stampe ai sali d’argento che ricompongono nella sua interezza l’arbusto spinoso, da sempre associato a miti e leggende.
Tempo e memoria
Nicolò Lucchi mette invece in discussione ogni limite del mezzo fotografico, con uno studio sensibile che associa l’immagine allo scorrere del tempo. Nell’opera «Immagine di Caverna», la carta fotosensibile lasciata per giorni all’interno di una grotta naturale, imprime lo stillicidio di gocce e umidità, così come nelle sue «Evaporazioni», le immagini prendono vita autonomamente attraverso il naturale processo di evaporazione di acqua e pigmento.
Sempre legato ai temi della memoria il lavoro di Gloria Pasotti – che di Spazio Contemporanea è anche curatrice –: immagini, testi, disegni e fotografie usciti dalle pagine di un diario segreto e delle zine cartacee si imprimono su supporti fotografici e non. Uno sguardo ironico e romantico, eppure quotidiano, che accende suggestioni con continui rimandi alla cultura pop. Un collage brillante di visioni, echi e sussulti impressi su materiali inusuali, che testimoniano la voglia di raccontarci e – ancora una volta – di esistere.
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