Gli intrecci di Hicks, il gesso di Icaro: da Minini i decani dell’arte

I due artisti sono esposti in città, in via Apollonio: le loro poetiche raccontano il mondo dagli anni Cinquanta, come ci svelano in questa intervista
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Sheila Hicks e Paolo Icaro - Foto Minini/New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Sheila Hicks e Paolo Icaro - Foto Minini/New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Una barra di metallo avvolta da un groviglio di fili blu oltremare: la prima rappresenta l’arte di Paolo Icaro, la seconda quella di Sheila Hicks. Sono due decani dell’arte contemporanea: il primo ha 90 anni ed è italiano, la seconda è nata in Nebraska nel 1934 e ha vissuto la sua vita tra Usa, Sud America, Medio Oriente e Francia. Ad accomunarli, tra le altre cose, è il successo tardivo, che il gallerista Massimo Minini ha deciso di sfruttare come uno dei fili rossi che legano i due, per presentarli al pubblico in una doppia personale nella sua galleria bresciana. Il titolo è «Live wires», fili vivi: quelli metallici di Icaro e quelli tessili di Hicks. «I due dialogano molto – spiega Minini. – Icaro sa rendere morbido un materiale duro, mentre lei dà forza a un materiale leggero. Dopo 50 anni di galleria, ho pensato di esporre due campioni degli inizi, due decani che hanno saputo mantenere tensione nel loro lavoro».

Il gallerista Massimo Minini sotto un'opera di Sheila Hicks - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il gallerista Massimo Minini sotto un'opera di Sheila Hicks - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Incontri

«L’accoppiata è il risultato di un’idea di Massimo», ci spiega Icaro, «che aveva visto un’opera-matassa di Sheila che gli aveva ricordato un mio lavoro realizzato in questa galleria, oggi nella collezione permanente della Gam di Torino, “Viaggio senza tempo”. Assomiglia un po’ al volo, alla vita come continuo ronzare, girare intorno alle cose che ci piacciono: i profumi, i colori, i luoghi, le persone. Un groviglio. Il senso del mio lavoro, che si vede anche nelle opere qui esposte, come “Incanto”, è spesso questo: legare la mia vita agli accidenti, agli incontri».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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