Gli intrecci di Hicks, il gesso di Icaro: da Minini i decani dell’arte

Una barra di metallo avvolta da un groviglio di fili blu oltremare: la prima rappresenta l’arte di Paolo Icaro, la seconda quella di Sheila Hicks. Sono due decani dell’arte contemporanea: il primo ha 90 anni ed è italiano, la seconda è nata in Nebraska nel 1934 e ha vissuto la sua vita tra Usa, Sud America, Medio Oriente e Francia. Ad accomunarli, tra le altre cose, è il successo tardivo, che il gallerista Massimo Minini ha deciso di sfruttare come uno dei fili rossi che legano i due, per presentarli al pubblico in una doppia personale nella sua galleria bresciana. Il titolo è «Live wires», fili vivi: quelli metallici di Icaro e quelli tessili di Hicks. «I due dialogo molto - spiega Minini. - Icaro sa rendere morbido un materiale duro, mentre lei dà forza a un materiale leggero. Dopo 50 anni di galleria, ho pensato di esporre due campioni degli inizi, due decani che hanno saputo mantenere tensione nel loro lavoro».

Incontri
«L’accoppiata è il risultato di un’idea di Massimo», ci spiega Icaro, «che aveva visto un’opera-matassa di Sheila che gli aveva ricordato un mio lavoro realizzato in questa galleria, oggi nella collezione permanente della Gam di Torino, “Viaggio senza tempo”. Assomiglia un po’ al volo, alla vita come continuo ronzare, girare intorno alle cose che ci piacciono: i profumi, i colori, i luoghi, le persone. Un groviglio. Il senso del mio lavoro, che si vede anche nelle opere qui esposte, come “Incanto”, è spesso questo: legare la mia vita agli accidenti, agli incontri».
Dagli Usa all’Arabia
E come la vita di Icaro, anche quella di Hicks parla della sua opera, e viceversa. «Già negli anni Cinquanta andai in Cile, mandata dal mio maestro Joseph Albers per insegnare in un’università cattolica. Mi chiese di tenere un corso di basic design e basic colour. Dopo un paio d’anni andai in Messico, dopodiché tornai alla Yale University, dove ottenni la laurea e una borsa di studio per studiare in Francia». La storia di vita di Hicks è un quadro sfaccettato e poliglotta di una donna che ha vissuto diverse vite - artigiane, contadine, accademiche - e che ha fatto convergere tutto nei suoi lavori, nei quali il tessuto e il colore sono da sempre protagonisti. «Tornata dalla Francia vissi in Messico fino al 1964. Non praticavo più l’arte: vivevo in campagna e mi curavo delle api. Imparai molto dalle popolazioni indigene. Dopo due lauree fu bello dedicarmi a qualcosa di così pratico e manuale».
Dopo il Messico tornò a Parigi, lavorò a diversi progetti legati all’architettura e, a un certo punto, si trovò a lavorare anche in Arabia Saudita. Non era un periodo semplice per le donne professioniste: «Erano gli anni Ottanta, era molto difficile lavorare. Lo feci con discrezione, dal 1982 al 1985, stando al mio posto. Ma riuscii a fare cose bellissime, collaborando con il ministro della Cultura al programma d’arte della King Saud University. Oggi le donne guidano. Hanno la macchina! Le cose stanno cambiando». E in Medio Oriente continua a recarsi: porterà la sua firma, infatti, l’ingresso del nuovo Guggenheim di Abu Dhabi. «Sarà come un faro in materiale tessile», ci anticipa.
Info
La mostra verrà inaugurata negli spazi della galleria Massimo Minini in via Apollonio 68 sabato 31 gennaio alle 17. Dopodiché, resterà visibile al pubblico negli orari di apertura della galleria (dal martedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19) fino al prossimo 28 febbraio.
Si tratta di due esposizioni personali che accostano i lavori di Paolo Icaro, noto per gli esordi nell’ambito dell’arte povera, e Sheila Hicks, che usa da sempre i tessuti e gli intrecci per opere e installazioni materiche e tattili.
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