Un ragazzo di quattordici anni che espone accanto a Balla e De Chirico, acclamato dai futuristi e consacrato dai critici. Poi, un uomo che a cinquant’anni smette di disegnare per sempre, scegliendo il silenzio. È la parabola, affascinante e spiazzante, di Romano Dazzi (1905-1976), al centro della mostra che la Galleria dell’Incisione di Brescia ha inaugurato lo scorso 4 ottobre in occasione della Notte della Cultura, accompagnando la presentazione del volume «Romano Dazzi. Disegnatore, affreschista, ceramista» (De Luca Editori d’Arte, 2025) di Niccolò Galmarini.
Il volume, pubblicato a centovent’anni dalla nascita, è il risultato di uno studio sistematico dell’archivio custodito dagli eredi e in gran parte inedito, che restituisce il volto di un artista rimasto troppo a lungo ai margini della storia, ricostruendo con puntualità la vicenda umana e artistica di un protagonista del Novecento italiano, a partire dai brillanti esordi fino al ritiro degli ultimi anni.



