Arte

Draghi, pipistrelli e fiori di loto: ecco i tappeti dell’antica Cina

Anita Loriana Ronchi
Dalla collezione Zaleski, una ricca selezione di preziosi tessili dal 15° secolo all’Ottocento. Apre al pubblico la mostra «Le trame del Dragone. Tappeti cinesi delle dinastie imperiali»
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Al Mita le trame del dragone
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Arte, pensieri, parole, musica, persino profumi provenienti da culture lontane. «Le trame del Dragone. Tappeti cinesi delle dinastie imperiali» è qualcosa di più che non una «mostra di tappeti»: è un viaggio sensoriale nella produzione tessile dell’antica Cina attraverso alcuni tra i più preziosi tappeti delle dinastie Ming e Qing conservati oggi in Europa, provenienti dalla Collezione Zaleski. Ed è anche una scoperta di mondi che si susseguono come un’unica, grande narrazione, tra manufatti, simboli, mappe e segreti di una civiltà tra le più ricche e affascinanti della storia.

L’evento di Mita-Centro culturale è stato presentato in anteprima nella sede di via Privata de Vitalis (inaugurazione ufficiale e apertura oggi, alle ore 18), dal presidente e direttore artistico Wladimir Zaleski col curatore Giovanni Valagussa e col presidente della Fondazione Tassara, Flavio Pasotti.

In esposizione un’ampia selezione di tappeti appartenenti ad epoche e regioni diverse, dal 15° secolo fino alla fine dell’Ottocento. Trame che raccontano, nei loro sapienti intrecci, di carovane che per secoli hanno attraversato i deserti dell’Asia centrale alle antiche oasi di Kashgar, Yarkand e Khotan; dalle città imperiali ai palazzi cerimoniali, fino ai grandi centri culturali delle capitali di Nanjing e Beijing. «Mita - sottolinea Zaleski - ha come vocazione l’apertura all’esterno, non solo alla città, ma anche alla dimensione internazionale. Questo allestimento, in particolare, comprende tappeti della nostra collezione interna, cui sono accostati pannelli con frasi tratte dai testi taoisti. Personalmente mi sono occupato anche della parte musicale, con brani degli artisti Vu Na e Forrest Fang, che pure accompagnerà i visitatori».

Ricerca e studio

«Le trame del Dragone» è frutto di un intenso lavoro di ricerca e studio, dal carattere interdisciplinare, per offrire al pubblico un’esperienza di visita che sia al tempo stesso conoscitiva, evocativa e profondamente coinvolgente. Nel dettaglio entra il curatore Valagussa: «Presentiamo un settore alla volta della nostra enorme collezione, facendo via via approfondimenti su Paesi, culture, arti differenti e cercando anche di coinvolgere altri aspetti come il dialogo con l’arte contemporanea. Per molti, probabilmente, sarà una sorpresa scoprire una così importante produzione di tappeti cinesi. Nello specifico, l’esposizione si articola su tre grandi aree: la Cina più occidentale, Turkestan (che oggi chiamiamo Xinjiang), caratterizzata da tappeti molto vivaci e colorati; la sezione dei “Kansu”, dalla regione centrale della Cina, più mossi e che si orientano verso aspetti geometrici; la zona delle due capitali, ovvero Nanchino e Beijing (attuale Pechino), dove troviamo (al secondo piano, sospesi) alcuni straordinari esemplari delle due ultime dinastie imperiali, Ming e Qing, che elaborano le forme in modo quasi astratto, con eleganti rappresentazioni di motivi “matematici”, semplificando la gamma cromatica fino ad incontrare quasi esclusivamente il giallo-oro e il blu».

L’iconografia

Le opere esposte raccontano un vasto repertorio iconografico: fiori di loto dalle geometrie perfette, draghi avvolti in movimenti sinuosi, simboli buddisti e motivi rituali, cromie solenni e calibrate, con rare apparizioni di rosa pesca... «Vi sono anche alcuni elementi comuni – aggiunge Valagussa –, come il grande tondo/disco centrale che introduce il tema della rappresentazione simbolica, in questo caso il Buddha spesso affiancato da due dischi più piccoli: Bodhisattva, i suoi aiutanti. Ricorrente è anche la greca a “croce uncinata”, frequente nei templi buddhisti, che rimanda al moto del sole, all’unione cielo-terra. Oppure il fiore di loto, simbolo imperiale per eccellenza, e i pipistrelli che, nel gusto di un’assonanza linguistica, suggeriscono l’idea di felicità».

A corredo dei tappeti anche oggetti d’arte e suppellettili dell’epoca - New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
A corredo dei tappeti anche oggetti d’arte e suppellettili dell’epoca - New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Il cuore visivo della mostra è integrato da una raccolta di oggetti d’arte cinese: eccezionali terracotte di epoca Tang (VII-X secolo) e Ming (XIV-XVII secolo), insieme ad antichi elementi d’arredo, sculture in giada e un’anfora in bronzo, che permettono di entrare nell’immaginario e nel contesto culturale in cui queste stesse opere erano nate ed erano utilizzare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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