Arte

In mostra Sanremo in bianco e nero: le foto che ancora emozionano

Negli scatti dei reporter d’allora, i protagonisti dei primi vent’anni del Festival della canzone: l’esposizione in Cavallerizza a Brescia
Domenico Modugno, 1958, courtesy Collezione Renato Corsini
Domenico Modugno, 1958, courtesy Collezione Renato Corsini
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Se il titolo del film da quattro Oscar dei fratelli Coen era nel 2007 icasticamente «Non è un paese per vecchi», quello della mostra fotografica «Volare. 1955/1975, i primi 20 anni di Sanremo in televisione» che s’inaugura oggi (venerdì 20) alle 18.30 alla Cavallerizza - Centro della fotografia italiana (via Cairoli 9), potrebbe suonare positivamente al contrario. Le 60 stampe vintage originali, tutte nel biancoenero all’epoca vincolante per i quotidiani a cui quelle foto erano spesso destinate, richiedono, per essere “vissute” pienamente, una certa età e una certa dolceamara nostalgia. Ma anche, per i giovani, la voglia di scoprire icone, abiti, canzoni, atmosfere d’un passato probabilmente per loro tutto da scoprire.

La mostra

L’esposizione, che da domani resterà aperta fino al 22 marzo con altre due – «Il teatro di Lindsay Kemp» con foto di Caterina Stiffoni, vedova del maestro Gianni Berengo Gardin; e «Dentro le nostre case», reportage in spazi domestici bresciani, di Ottavio Tomasini – è infatti un percorso a ritroso di scatti d’epoca di reporter delle agenzie fotografiche che per un ventennio, dal primo approdo televisivo nel 1955 dopo quattro edizioni solo radiofoniche, coprirono il Festival di Sanremo. Ad aprire il percorso espositivo è però una locandina del Casinò sanremese, che avrebbe ospitato nel Salone delle Feste la kermesse canoro-televisiva fino al 1976; passando poi la mano al Teatro Ariston che anche quest’anno (24-28 febbraio) lo ospita.

Nel suo parziale arco temporale di documentazione, la mostra trova dunque un limite, ma anche la sua forza di rarità testimoniale: 20 anni di ribalta e crescente immaginario collettivo, agli inizi ingenuo, ma scafatosi in un crescendo di protagonismo e boom di sèguito. Sono foto di taglio cronachistico, quasi sempre semplici, senza forzosa ricerca estetica, al più ironiche (c’è un Peppino Di Capri vicino a un lavandino!), raramente posate (una Mina gambelunghe in poltroncina e una Milva con broncio semidrammatico). Scatti non rubati, certo, ma neppure sceneggiati come s’usa e abusa oggi.

Mina, anni '60, courtesy Collezione Renato Corsini
Mina, anni '60, courtesy Collezione Renato Corsini

I protagonisti

Vediamo così Nilla Pizzi (che vinse la prima edizione radiofonica del 1951) con Renato Rascel che le fa il baciamano. E l’iconico Mimmo Modugno a braccia spalancate mentre intona «Nel blu dipinti di blu» (Volare). Si prosegue poi coi Tony Dallara, Rita Pavone col futuro marito Teddy Reno, Bobby Solo, su su lungo la linea temporale che porta – con nuovi volti, sonorità e accuratezza telegenica – agli Anni 60 e 70. C’è pure la copertina della Domenica del Corriere del 5 febbraio 1961, in cui Mina disegnata da Walter Molino campeggia fra Paoli, Gaber, Renis, Meccia, Bindi, Celentano. E turba il ritratto pensoso di Luigi Tenco che là fermò tragicamente la sua vita, ma non il Festival; mentre fa sorridere un capelluto giovane Fausto Leali con chitarra.

Sono esposti pure i testi di alcune canzoni; e, a dar conto di controcultura e scandalo d’epoca, quello di «Howl - Urlo» (1956) inno poetico della Beat Generation, Allen Ginsberg, per la cui pubblicazione il beatnik Lawrence Ferlinghetti finì sotto processo (e non c’era Trump...); e della sexy-sospirante «Je t’aime... moi non plus» (1969) di Serge Gainsbourg e Jane Birkin.

Ecco anche lo scatto in cui sul palco al microfono c’è la virginale baby Gigliola Cinquetti che «non aveva l’età» ma vinse. In una sezione particolare, i cantanti stranieri a un certo punto ingaggiati per cantare in italiano lo stesso brano delle ugole nostrane: Josè Feliciano con Jimmy Fontana; Sergio Endrigo e Roberto Carlos; Françoise Hardy, la scalza Sandy Shaw, Dionne Warwick, Stevie Wonder, Louis Armstrong, Antoine…

Gigliola Cinquetti, anni '60, courtesy Collezione Renato Corsini
Gigliola Cinquetti, anni '60, courtesy Collezione Renato Corsini

Volti, momenti, musiche (sarebbe stato bello che in sottofondo alla mostra scorresse quella colonna sonora d’antan...) che alla Generazione Z poco o niente dicono. Ma ri-vederli in queste foto può risvegliare curiosità ed emozione. Perché “Sanremo” è un’epopea che ancora vibra, persino in bacheca.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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