L’arte contemporanea e il collezionismo privato sono due temi con cui il panorama culturale istituzionale italiano fatica ancora a fare i conti. Sorprendente quindi che la mostra «Da Cindy Sherman a Francesco Vezzoli. 80 artisti contemporanei», a Palazzo Reale a Milano fino al 4 maggio, invece di smussarne gli spigoli per renderli più digeribili, ne faccia il suo cavallo di battaglia.

È evidente già dal titolo (più simile a un sottotitolo), che è quanto di più lontano dalla pretesa di assoggettare la produzione artistica contemporanea a un tema altisonante, come spesso si usa fare per vendere mostre collettive di collezioni pubbliche o private. Non viene promesso altro che una grande quantità di nomi noti e attuali, e gli oltre 140 pezzi (esposti in sale che solitamente ne ospitano una sessantina) prestati dalla Collezione Giuseppe Iannaccone, con la curatela di Daniele Fenaroli, è proprio questo che offrono: in ognuna delle undici sale, riempite di opere forti ed eloquenti, si trovano almeno un paio di colossi dell’arte internazionale.



