Matthias Stom, il curatore: «Rivelazione morale dal buio della notte»

Gianni Papi ha curato in Pinacoteca Tosio Martinengo l’esposizione dedicata al fiammingo caravaggesco
Giovanna Galli
Gianni Papi, curatore della mostra su Matthias Stom
Gianni Papi, curatore della mostra su Matthias Stom

«Sono opere che da sole bastano a raccontare la forza di Stom», spiega Gianni Papi, curatore della mostra «Matthias Stom» in Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia e tra i maggiori conoscitori del caravaggismo europeo.

«Esaù che vende la primogenitura a Giacobbe» e «La Negazione di san Pietro» sono il cuore pulsante di questo progetto. Probabilmente concepite come un pendant, con identiche misure e concezione ravvicinata, riflettono il primo momento dell’attività romana di Stom, segnato dalla fascinazione per Gerrit van Honthorst, evidente nel taglio serrato delle scene e nel ruolo primario affidato al lume della candela.

La negazione di San Pietro - Pinacoteca Tosio Martinengo (in deposito da una collezione privata) © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia/Fotostudio Rapuzzi
La negazione di San Pietro - Pinacoteca Tosio Martinengo (in deposito da una collezione privata) © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia/Fotostudio Rapuzzi

La storia

La loro storia passa da Roma, dove appartenevano alla famiglia Scotti, che nel 1791 trasferì parte della raccolta in Lombardia, fino all’approdo attuale, custodi silenziose di una vicenda pittorica rimasta a lungo nell’ombra e che oggi torna a splendere. L’episodio biblico della primogenitura è tradotto da Stom in una scena di straordinaria concretezza: non eroi ma uomini comuni, quasi contadini affaticati, intorno a un tavolo rischiarato da una luce laterale. La fiamma si concentra sui volti e sulle mani, lasciando il resto nella penombra: non un dettaglio accessorio, ma l’essenza stessa del dramma morale. Diversa, ma non meno intensa, è la tensione della Negazione di Pietro: l’apostolo è colto nell’attimo della debolezza, lo sguardo spaventato, il gesto incerto, la vergogna che si imprime sul volto, mentre le figure intorno lo incalzano, immerse in un chiaroscuro denso, quasi teatrale.

Due tele che, pur nate nel fervore caravaggesco degli anni Venti del Seicento, rivelano già una voce del tutto personale: Stom, ricorda Papi, non si limita a replicare i modelli, ma trasforma la notte in uno spazio di rivelazione morale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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