Un ritorno «non casuale» in città, quello del Buon Samaritano di Girolamo Romanino acquisito di recente da Fondazione Tassara e da oggi a disposizione del pubblico. Se si vuol credere che ci sia un senso sotteso alla trama degli eventi, il significato portato dall’opera - l’invito all’attenzione per il prossimo, uscendo anche da quella che oggi si definisce «comfort zone» fissata dai ruoli - è quanto mai opportuno, in questi tempi difficili in cui con la violenza emergono anche i bisogni. E l’operazione di Fondazione Tassara va in questa direzione.
L’opera
Il dipinto, un olio su tela di circa 120 x 155 cm, databile attorno al 1540, torna quindi a Brescia, dove le fonti lo ricordano nel 1760 nella collezione Maffei, passata per eredità alla famiglia Fenaroli, poi finito sul mercato antiquario a fine Ottocento, acquistato nel 1925 dallo storico dell’arte medievale Pietro Toesca e da qui agli eredi che l’hanno ceduto. Particolarissima e rara l’iconografia, che rappresenta, attraverso una composizione per episodi che ne segue passo passo la narrazione, la parabola evangelica del Buon Samaritano, ricostruita nell’agile brochure che accompagna la visita dallo storico dell’arte Giovanni Valagussa.




