«Victoria Mater», il curatore: «Così ho lavorato con Francesco Vezzoli»

Donatien Grau lavora come consigliere al Louvre di Parigi: nei mesi scorsi ha visitato Brescia per lavorare al meglio sulla nuova installazione in Capitolium
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Il curatore e consigliere del Louvre, Donatien Grau - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il curatore e consigliere del Louvre, Donatien Grau - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Arrivare alla messa a punto finale di «Victoria mater» – l’installazione al Capitolium di Brescia firmata Francesco Vezzoli, che mette in dialogo la Vittoria Alata con l’Idolino di Pesaro – è stato un percorso di dialogo e scoperta. A spiegarlo è il curatore Donatien Grau, che tra un viaggio ad Abu Dhabi e il lavoro al Louvre di Parigi - è consigliere per i programmi contemporanei - è arrivato a Brescia per lo svelamento dell’installazione.

«Io e Francesco siamo amici da sedici anni, abbiamo lavorato insieme a tante cose e sono una delle fortunate persone che possono dialogare con lui quando gli viene un’idea, anche solo per dire: “Potresti fare così, o magari no, o forse è meglio in quell’altro modo...”», racconta Grau.

Brescia e le radici

Sei mesi fa, ci racconta, i due sono venuti a Brescia insieme, hanno visitato la cella della Vittoria Alata e Vezzoli gli ha mostrato i luoghi della sua giovinezza (dalla casa di Massimo Minini, tra i primi galleristi con cui ha lavorato, allo studio del padre in centro storico, fino all’abitazione dell’amico piena di copie della rivista “The face”). Solo dopo questa esplorazione hanno iniziato a discutere del posizionamento delle opere e della proiezione dell’ombra: «Per me era un momento bellissimo, ero qui per la prima volta e ho capito meglio le radici della sua opera e della sua vita». Per Donatien Grau, in fondo, il lavoro di Vezzoli sta tutto qui: nelle radici, nel dialogo, nelle origini e nella proiezione. «Si può essere parte del mondo senza dimenticare le proprie origini e l’ho capito benissimo lavorando a questa installazione. Francesco tiene insieme globale e locale, e da questo nasce la forza di “Victoria mater”».

L'artista Francesco Vezzoli
L'artista Francesco Vezzoli

Filologia e politica

Grau lavora, appunto, al museo del Louvre. «Io sono filologo, innanzitutto», chiarisce. «A un certo punto sono stato invitato a seguire i programmi contemporanei. Che non significa semplicemente mettere le opere in dialogo tra loro, ma creare spazi di rilettura. Ogni filologia ha un suo modo di essere contemporanea. L’idea è che la filologia non sia un gesto del presente. E questo è stato molto rilevante anche nel lavoro con Francesco, perché la sua installazione dà senso alla consapevolezza della propria presenza. Dal punto di vista filologico, e non solo scientifico, essere coscienti del proprio luogo e del proprio tempo è fondamentale. Anche rifiutare il presente è, paradossalmente, un gesto politico e un modo di essere presenti al mondo. Per scrivere la storia è necessario essere coscienti delle conoscenze precedenti: solo da questa coscienza può nascere nuova ricerca. Creare conoscenza e consapevolezza è il gesto iniziale che rende possibile ogni lavoro storico. Questo è anche uno dei motivi per cui ho collaborato così in profondità con Francesco per questa installazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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