È un multiforme e multifirme itinerario dentro la «fotografia d’arte» – quella che produce immagini estetico-concettuali e va oltre la seminale vocazione testimoniale per avventurarsi nell’espressione più liberamente creativa del fotografare – quello proposto da «Un progetto da custodire. Collezione Antonio Comini», la principale delle due mostre che s’inaugurano oggi alle 18.30 (vernice a libero accesso per il pubblico) alla Cavallerizza-Centro della fotografia italiana (Brescia, via Cairoli 9).
Ma ci sarebbe stato un vuoto di «genere» – e che genere!: il reportage – nella pregevole proposta espositiva: così, fino al 15 febbraio, accanto all’ottantina di stampe d’autore raccolte dal bresciano Comini a cominciare da «L’aveugle» (il cieco) di Jean Janssis che ne inaugurò la passione collezionistica, sono affiancati 42 scatti dello storico e raro reportage «Métropolitain» di Lisetta Carmi su volti e situazioni colte nel 1965 nella metropolitana di Parigi.



