Arte

In Cavallerizza l’indagine sul corpo nelle fotografie dei grandi maestri

In un’ottantina di stampe originali dalla Collezione Antonio Comini si indaga la ricerca sulla figura umana: ci sono Jan Saudek, Joel Peter Witkin, Luis Gonzalez Palma, Duane Michals, Jock Sturges e Ferdinando Scianna, tra gli altri
Una foto di Jock Sturges
Una foto di Jock Sturges
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È un multiforme e multifirme itinerario dentro la «fotografia d’arte» – quella che produce immagini estetico-concettuali e va oltre la seminale vocazione testimoniale per avventurarsi nell’espressione più liberamente creativa del fotografare – quello proposto da «Un progetto da custodire. Collezione Antonio Comini», la principale delle due mostre che s’inaugurano oggi alle 18.30 (vernice a libero accesso per il pubblico) alla Cavallerizza-Centro della fotografia italiana (Brescia, via Cairoli 9).

Ma ci sarebbe stato un vuoto di «genere» – e che genere!: il reportage – nella pregevole proposta espositiva: così, fino al 15 febbraio, accanto all’ottantina di stampe d’autore raccolte dal bresciano Comini a cominciare da «L’aveugle» (il cieco) di Jean Janssis che ne inaugurò la passione collezionistica, sono affiancati 42 scatti dello storico e raro reportage «Métropolitain» di Lisetta Carmi su volti e situazioni colte nel 1965 nella metropolitana di Parigi.

Così, da un’apparente dicotomia tematica, si è giunti a una dialogante simmetria di grandi fotografie che, certo in differente approccio e modo raccontano e indagano l’umanità, volti e corpi, in un caleidoscopio iconografico che da un lato propone i frutti dell’inventiva di autori come Jan Saudek, Joel Peter Witkin, Luis Gonzalez Palma, Duane Michals, Jock Sturges, Ferdinando Scianna e altri, e dall’altro rivisita le foto “strappate” dalla Carmi nel termitaio sotterraneo di mezzi d’acciaio e persone della Ville Lumière.

Collezionismo

C’è tutto questo nelle due proposte espositive di quel programma che Renato Corsini, direttore artistico della Cavallerizza, ha impostato e vive ora la seconda tappa che, dopo quella novembrina sulla collezione del gallerista Massimo Minini, porterà a pubblica visibilità anche altri preziosi portfolio accumulati da foto-collezionisti bresciani: «Proseguiremo nella missione – spiega – di raccontare la fotografia nelle sue varie declinazioni attraverso i tesori privati che, tramite noi, vari collezionisti mettono a disposizione. Ora è la volta di Antonio Comini, prossimamente di Paolo Clerici e del gallerista Giampaolo Paci».

Nell’ottantina di stampe originali – biancoenero, colori, viraggi e tecniche di stampa varie, da inizio ’900 alla contemporaneità – fornite da Comini si può rintracciare un fil rouge imperniato sul ritratto e le declinazioni del corpo. «Non amo la foto di paesaggio né di reportage – spiega il collezionista e artigiano del legno – mentre mi piace moltissimo il tema dell’identità, della corporeità in tutte le sfumature».

Le foto in mostra

Joyce Tennenson, Le Tre Grazie, 1989
Joyce Tennenson, Le Tre Grazie, 1989

Ecco allora brillare per impatto le stampe ricolorate a mano (il che fa di ogni posa un pezzo irriproducibile) del praghese Saudek, con le sue donne&uomini in pose provocatorie. E l’inquietante ricerca dello statunitense Witkin sulla deformità; o, al contrario, la plasticità dei busti maschili del belga Janssis come in «Le plongeur», il tuffatore, stampato a contatto su gomma bicromatata. Ma c’è anche la bellezza delle fanciulle naturiste del newyorchese Sturgess. E, a proposito di corpi, ecco dagli Usa Lynn Bianchi con la sovra-opulenza della protagonista di «Servitude» della serie «Heavy in White» e altre candide nudità in singolo o in gruppi d’eco classicheggiante; e le eteree «Tre grazie» moderne di Joyce Tenneson; e, ancora, i coloratissimi mondi irreali di Sandy Skoglund. Ma anche la ritrattistica bellezza della modella Marpessa, in una rivoluzionaria sessione-fashion per Scianna sulle strade della Sicilia.

C’è di che sbizzarrire lo sguardo e la riflessione in tante foto della collezione-Comini: il frutto d’un raccogliere per custodire. Da oggi liberamente condivisibili nel «porte aperte» alla sguardo pubblico in Cavallerizza.

Le mostre sono visibili negli spazi della Cavallerizza – Centro della fotografia italiana (via Cairoli 9, a Brescia) fino al 15 febbraio. Orario: da martedì a sabato h.15-19; domenica 9.30-19.30. Biglietti da 8 a 5 euro (ridotti: under 26 e over 65).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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