Dalla moda all’astrofotografia, la parabola lunare di Luca Missoni

Era il 1997 quando Luca Missoni, figlio di Ottavio e Rosita, creò per la maglieria di famiglia la prima collezione uomo ispirata alle galassie, a Giove e a Saturno. Era lo stesso anno della cometa Hale Bopp, che Missoni osservò da un ghiacciaio a 3000 metri di altitudine. La fascinazione non divenne solo un motivo tessile e decorativo: il suo interesse per il cielo e per i corpi celesti - soprattutto la luna - è qualcosa di solido, duraturo, profondo. E pure artistico. Le sue opere fotografiche dedicate al satellite saranno esposte alla Casa Museo Zani di Cellatica, in una mostra visitabile dall’11 marzo (giorno del vernissage) al 12 luglio negli orari di apertura del museo. Dalla serie «Moon Atlas» con le diverse fasi della luna alle gigantografie colorate, dai disegni a matita alle composizioni, l’esposizione offrirà un modo diverso di guardare il cielo. A parlarcene è Missoni.

Lei viene da una famiglia nota nel mondo della moda: ha respirato l’arte fin da piccolo?
Sì, a partire dall’artigianalità del lavoro dei miei genitori e dalla sua componente artistica. Mio papà era considerato quasi un artista che si esprimeva attraverso i tessuti. L’arte quindi non è una passione. Piuttosto, c’è sempre stata una componente artistica nel mio lavoro: negli anni mi sono occupato della progettualità della maglieria e della tessitura arrivando alla direzione creativa dello sviluppo della maglieria. Materiale e colore, che erano i pilastri di mio padre, sono stati due elementi fondamentali del mio percorso creativo. E in alcuni momenti questo percorso è stato anche artistico.
E fotografico…
La fotografia è parte integrante dell’attività e della quotidianità del mondo della moda. Io ho iniziato da ragazzo. Invece di andare a scuola, andavo a fare l’assistente di Alfa Gastaldi a Milano. Non mi interessava tanto il soggetto, quanto il processo: luci, obiettivi, sviluppo, camera oscura… Negli anni ho usato questo mezzo per riprodurre i disegni, con proiezioni e ingrandimenti, per poterli applicare ai tessuti.

La luna quando è entrata nel discorso?
Come la fotografia, mi affascinava l’osservazione con il telescopio. A un certo punto le due cose si sono combinate nell’astrofotografia: per fotografare pianeti, cieli profondi e la luna. Tutto partì da una fotografia esposta in mostra, in bianco e nero. L’ho scattata intorno al 1999. Me l’ero fatta per averla in casa, affascinato da una stampa dei primi del Novecento che avevo visto a Parigi in una mostra dedicata a cielo e spazio con le prime fotografie della luna scattate alla fine dell’Ottocento. Pensai: «Me ne faccio una anche io». Venne così bene, con protuberanze e chiaroscuri lungo la linea d’ombra, che continuai.

La serialità e la costanza hanno qualcosa di catartico?
Di giorno in giorno la luna offre effetti diversi. Un po’ come nella maglieria: si lavora per creare rilievi, bassorilievi, effetti e protuberanze che danno profondità a tinta e colore. Quella della luna è una superficie materica che prende luci e ombre in modo diverso. Ecco come acquisisce colore. Anche nelle mie foto inizialmente è grigio cenere, come la fuliggine, un grigio neutro di riflessione della luce. Ma in camera oscura ci sono tre filtri per bilanciare il cromatismo. Variando l’esposizione dei filtri si trovano diversi colori, e così accade alle mie lune. Come un prisma con la luce. Da lì le immagini, da grigie, sono diventate colorate. Ho iniziato ad approfondire la ricerca creando una sorta di coloroteca. A farmi continuare è anche la consapevolezza che la stessa foto della stessa luna non la otterrò mai. Perché le condizioni sono sempre diverse.
L’occasione della mostra è, tra le altre cose, il primo allunaggio morbido del 1966…
Quando ero piccolo, l’epopea dell’uomo intorno e poi sopra alla luna era qualcosa di fantastico. Si pensa sempre alla missione del 1969, ma qualcuno era già arrivato a fotografare il suolo lunare. Quando i russi sono atterrati per la prima volta, non fece notizia. Ma la ricorrenza esiste: è un’occasione per approfondire.
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