Arte

«Al Bunkervik arte site-specific per parlare di ecoansia ed estinzione»

Palazzo Monti ha vinto il bando per la gestione del rifugio antiaereo: i giovani art worker di Brescia che se ne occuperanno ci anticipano qualcosa
Monti, Cremona, Angossini e Castelbarco Albani: si occuperanno di Bunkervik
Monti, Cremona, Angossini e Castelbarco Albani: si occuperanno di Bunkervik
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A Palazzo Monti svolgeranno la loro residenza d’artista. Dopodiché esporranno sottoterra, in un bunker antiaereo. Parliamo (per ora) degli artisti Edoardo Caimi, Caterina Gobbi, Tild Greene, Hanna Antonnson, Cudelice Brazelton IV, Mona Schulzek, Cezary Poniatowski e Ludovic Beillard, della scuderia di Palazzo Monti. Perché a vincere il bando comunale per la gestione di Bunkervik, l’ex rifugio di via Odorici, è stata proprio l’associazione culturale con sede in piazza Tebaldo a Brescia.

L'ex rifiugio antiaereo in via Odorici
L'ex rifiugio antiaereo in via Odorici

Il progetto

Il progetto curatoriale proposto vuole «valorizzare l’identità unica del bunker della Seconda guerra mondiale trasformandolo in un laboratorio contemporaneo che interroga le condizioni del nostro presente e le possibilità del nostro futuro». A scriverlo sono stati – presentandosi al bando – gli art worker bresciani capitanati da Edoardo Monti che hanno deciso di dedicarsi a questo spazio con otto mostre nell’arco di due anni, fortemente site-specific e concentrate su i temi di sopravvivenza, eco-ansia, post-umanità, estinzione, rigenerazione dei materiali e utilizzo di scarti industriali. In questo senso, la residenza a Palazzo Monti che precederà le mostre permetterà agli artisti di vivere il territorio bresciano, conoscendo le aziende e gli artigiani.

A spiegare la scelta di occuparsi del Bunkervik è Edoardo Monti, fondatore del Palazzo in piazza Tebaldo che porta il nome della sua famiglia, da qualche anno uno degli epicentri dell'arte contemporanea bresciana. «Questa è una conferma della nostra volontà di investire sulla cultura, per Brescia e con Brescia. Perché anche se tutto è partito con Palazzo Monti – che era una proprietà di famiglia (quindi non scelta) – poi abbiamo fondato Fertile, sempre in città. Sono due contesti diversi – il primo è un edificio storico, il secondo un'ex vetreria in una zona artigianale poco fuori dal centro – ma entrambe le sedi espositive parlano della volontà di investire sul territorio. Vincere questo bando è la terza conferma, che porta con sé una terza tipologia di spazio d’arte, che resterà sempre gratuito come gli altri. A volte i progetti quando si espandono si spostano in altre città, in altri Paesi, ma per noi è importante che questo dialogo rimanga legato a questo luogo. Certo, è una sfida: siamo sempre no profit - che non significa no cost! - ma Brescia a modo suo ci dà un sostegno. In ogni caso, voglio che sia chiaro che vogliamo dedicarci alla città».

Castelbarco Albani, Monti e Cremona da Fertile
Castelbarco Albani, Monti e Cremona da Fertile

Con lui lavoreranno anche altre giovani personalità del mondo dell'arte contemporanea bresciana. Se, infatti, Monti è capofila, il partenariato coinvolge il già citato Fertile in via Soldini e la galleria «The address» di Riccardo Angossini, in via Cavallotti.

Architettura centrale

A svelare come l’edificio-bunker abbia architettonicamente un ruolo centrale è quest’ultimo:«È una location unica, carica di memoria e stratificazioni. La mia ricerca curatoriale, orientata fin dagli studi universitari con il professor Marco Scotini, alle pratiche di archivio, memoria, storicizzazione e riscoperta, si affiancherà ai programmi consolidati di residenza di Palazzo Monti e alla ricerca di Fertile. L’idea è sviluppare mostre che mettano a confronto artisti emergenti con lo spazio, valorizzandone le peculiarità architettoniche e narrative. Le esposizioni saranno concepite come dispositivi di ricerca, capaci di intrecciare passato e presente attraverso linguaggi contemporanei».

Anche Sole Castelbarco Albani, residency manager di Palazzo Monti e co-founder di Fertile, sottolinea l’importanza dello spazio, «estremamente suggestivo, ricco di storia e di stratificazioni culturali. La programmazione partirà da lì, dal rispetto per il luogo e dalla volontà di valorizzarne l’identità. Il programma è ancora in definizione, ma vogliamo concentrarci su una pluralità di medium e discipline, attivando diversi livelli percettivi».

«Bunkervik rappresenta un ulteriore tassello di un percorso di dialogo e collaborazione in cui crediamo molto – conclude Luca Cremona, partner di Palazzo Monti e co-fondatore di Fertile –. Crediamo che l’aspetto collaborativo, il dialogo e la creazione di luoghi di questo tipo siano un bisogno centrale non solo per il sistema dell’arte e per gli artisti, ma anche per il tessuto urbano».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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