Alla galleria Paci Contemporary le stampe di Erwin Olaf

Organizzato dalla bresciana Paci Contemporary Gallery da oggi, sabato 5 aprile, (inaugurazione alle 18.30) al 30 settembre nella sede in via Borgo Wührer 53 (parking sottorraneo Area Rossa), ecco un nuovo omaggio espositivo-celebrativo, cinque anni dopo la personale dedicatagli nel 2020, al fotografo olandese Erwin Olaf (nome d’arte di E. O. Springveld), purtroppo scomparso il 20 settembre 2023.
L’omaggio
Come evidenzia il titolo «In memoriam: Erwin Olaf 1959-2023» si tratta d’una retrospettiva - una novantina di stampe in medio e grande formato con quotazioni che spaziano fra 3.550-15.000 euro, salvo alcune particolari che sforano - che amplia quell’originaria panoramica.
Ne esce potenziata la visibilità di tutta l’originalissima creatività di quel magistrale «metteur en scene» fotografico formatosi anche attraverso la passione per il cinema, maestro di atmosfere sospese e cantore di fascino e turbamenti.
«Abbiamo voluto ricordare Olaf, del quale eravamo da anni esclusivisti per l’Italia e parte d’Europa – spiega Giampaolo Paci che dal 13 giugno al 7 settembre allestirà anche, ma alla Cavallerizza per il Brescia Photo Festival, la personale di Sandy Skoglund «Nel paese delle meraviglie» – con una mostra che combina le opere del nostro fondo galleristico con molte altre forniteci dallo Studio Olaf diretto da Shirley de Hartog (annunciata presente all’inaugurazione bresciana, ndr), in collaborazione con la Fondazione Erwin Olaf che ne continua l’impegno artistico e solidaristico pro-infanzia. Sulla sua quarantennale luminosa carriera, dopo noi e la precedente mostra «Bigger Than Life» chiusa a fine gennaio alla Hamiltons Gallery di Londra, sono previsti anche eventi museali allo Stedelijk Museum di Amsterdam e forse a Parigi».

Non a caso, dopo la prematura scomparsa dell’autore, il Rijksmuseum di Amsterdam ha collocato «#Hope5», una delle opere più iconiche, nella galleria d’onore. Quella in Borgo Wührer è una monografica che - «proponendo per due terzi opere che nel 2020 non avevamo a disposizione» segnala Paci - offre attraverso stampe a colori e biancoenero l’intero percorso creativo di Olaf.
Le opere in mostra
Dalla serie «Chessmen», che lo rese famoso con la vittoria al concorso Young European Photographer 1988, fino agli ultimi progetti intitolati «April Fool» e «Im Wald» (2020). Passando per «Paradise» (del 2001), «Rain» (2004), «Hope» (2005), «Grief» (2007), «Fall» (2008), «Keyhole» (2011-2013) e la trilogia «Berlino-Shangai-Palm Springs» (2012-2018). Stazioni di un’evolutivamente mai sopita ricerca fotografica dalla metà anni 80.
Forte di sopraffina espressività inizialmente sviluppata nel suo studio ad Amsterdam, ma poi fotografando a Berlino, Shangai, Stati Uniti e altrove. «Ci eravamo conosciuti e frequentati nel 2018 prima di diventare suoi esclusivisti - ricorda il gallerista Paci -: era straordinariamente colto, ma anche ironico. Conoscitore della pittura classica e del cinema è stato un artista e un uomo davvero ammirevole».
Messinscena
Erwin Olaf era l’accuratissimo... scenografo della sua fotografia: partito dalla straight photography di cui introitò i canoni realistici, ha poi sublimato quel senso del «vero» in un immaginario «verosimile». Lo concretizzava in estetizzanti messainscena o ritratti particolari, dentro cui i modelli/e erano chiamati a dar corpo alla sua visionarietà, peraltro rigorosa quanto a taglio d’inquadratura e raffinata capacità di cogliere e rendere ombre e colori. Affascinanti tableaux vivants che assumevano e veicolavano un’inquietante sospensione dell’attimo prima dell’accadimento: «Ogni essere umano - argomentava - porta in sé una rottura interiore, anche se indossa l’abito elegante della domenica».
Provare per credere: bellezza manifesta e inquietudini sottilmente striscianti vi aspettano.
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