Barocchi, rituali, pomposi: in mostra a Brescia i matrimoni napoletani
Oltre lo stereotipo del «genere» fotografia nuziale, su su fino all’estetica del taglio compositivo più emozionante e alla sostanza della sfumatura sociologica. Vi ci portano due grandi fotografi – il 61enne agrigentino Franco Carlisi e il 75enne napoletano Francesco Cito – che han fatto del matrimonio uno specchio della società, meridionale nella fattispecie, ma anche più generalmente senza confini, nella mostra «Romanzo italiano», fino al 19 gennaio al Mo. Ca., Centro per le nuove culture di Brescia.
La mostra
Ben 120 stampe in biancoenero di grande formato, in elegante cornice nera con passepartout bianco (ma anche senza contorni, al vivo, in parecchie stampe di maxi-dimensione tipo-poster) a favorirne il godimento visivo, sciorinano la maestrìa dei due autori. E raccontano di usi e costumi della Sicilia e del Napoletano scardinando, per bellezza d’inquadratura e analisi simbolica, gli stilemi sovente banali delle foto di nozze.
Si giustifica perciò la titolazione narrativa e un po’ sognante che la curatrice – Giusy Tigano della milanese GTArt Photo Agency veicolatrice di fotografia con propria scuderia d’autori – ha voluto: «Da anni cullavo l’idea di quest’esposizione congiunta – ci racconta –. Lavorando a fianco di queste due grandi firme conoscevo i rispettivi progetti a tema nuziale. Espressi per proprio conto, con approcci differenti e linguaggi personali in territori diversi, pubblicati anche in due foto-libri importanti. La mostra propone le loro visioni in ideale dialogo».
La rassegna bresciana ha avuto un prologo l’anno scorso a Roma: «Siamo venuti a Brescia volentieri – sottolinea la Tigano – sapendola fotograficamente vivace, anche attraverso il Macof che ci ospita nelle sue sale».
Gli autori
In mostra, dunque, una dimostrazione di come si possa smentire il preconcetto, sovente scontato nel senso comune, di «immagini di matrimoni». Merito di autori con la A maiuscola, noti peraltro anche in altri generi fotografici, ma qui sintonici in duplice reportage dentro nozze e italiche culture.
Cito, che vanta stimati reportage sociali e di guerra, s’era applicato al nuziale nello storico foto-libro «Neapolitan Wedding» sintesi di scatti fra 1993-’96 a Napoli, Caserta, Pozzuoli e Pompei, che nel 1995 gli era valso il 3° premio nella categoria Daily Life del prestigioso World Press Photo Award che l’anno successivo avrebbe vinto nella categoria Sport col portfolio sul Palio di Siena 1995. Di «Neapolitan Wedding» brillano a Brescia molti scatti.
Di Carlisi, invece, è esposta parte del più ampio progetto «Il valzer di un giorno», premiato in Italia nel 2011 e 2013. L’uno e l’altro veicolano un’alta qualità figurativa, qui e là volutamente barocca (siamo dentro l’estroversa espressività siciliana e napoletana...), altrove più sobriamente cronachistica, ma con creativo occhio e giocosa opera di assonanza o paradosso nel proporne eco sociologica. Foto che abilmente, talvolta ironicamente, mostrano la loro veridica finzione e diventano squarcio sociale che dice d’umanità variegata dentro la ritualità che agisce ogni cerimonia nuziale.
Composizioni
Di Cito, si osservi la geometrica imponenza del gigantesco velo nuziale che occupa il pavimento nel Duomo di Caserta; o l’artefatta teatralità – ma confessata inquadrando anche chi regge un faretto – degli sposi che si baciano in galleria Umberto I.

Anche l’accurata posa d’una Lei sdraiata su uno specchio, in cui stona volutamente una mano a porgere un grappolo da far rispecchiare, svela l’artifizio fotografico. Ma è reportage quel vicolo popolato di gente comune ad altro intenta, in cui s’addentra la coppia nuziale.
E come non plaudire in Carlisi l’intensità, sotto il velo, d’un viso sognante di sposa in abbraccio mentre sullo sfondo s’emoziona lo sguardo paterno? E la bimba che saltella per strada precedendo gli sposi là in fondo, quasi casuali comparse? E c’è ironia nello scatto delle matrone sull’uscio e la sposa che corre a loro mentre sul muro a lato tutto scombina l’avviso d’un anniversario funebre. Fascino, giochi, scherzi d’autore: racconto di tante cose con la scusa della nuzialità. Ben oltre lo stereotipo, dentro l’arte del creare foto che pensano e parlano.
La visita
La mostra, curata da Giusy Tigano per GT Art Photo Agency di Milano, con SMI Group e Centro Paolo VI tra gli sponsor, sarà aperta fino al 19 gennaio al Mo.Ca. (Brescia, via Moretto 78) a ingresso libero il lunedì h.15-19 e dal martedì a domenica h. 10-13 e 15-19 (il 6/1 chiuso). È accompagnata da un catalogo in edizione limitata (richiedibile a info@gtartphotoagency.com) con interventi di Andrea Camilleri, Michele Smargiassi e Giusy Tigano.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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