Dai gladiatori alle star, alleanza tra l’Arena di Verona e il Colosseo

Due piccole ma significative mostre d’arte per ragionare su uso e tutela degli antichi monumenti
L'Arena di Verona
L'Arena di Verona
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Là dove un tempo si versava il sangue dei gladiatori, ora si applaudono le grandi voci della lirica e le star del pop rock. Un destino accomuna i due più celebri anfiteatri italiani superstiti, l’Arena di Verona e il Colosseo di Roma, che stringono un’alleanza attraverso l’arte per ragionare assieme sulla tutela di questi spazi fragili e preziosi, senza rinunciare al loro utilizzo contemporaneo come luoghi di spettacolo. Uno scambio di reperti, in mostra a Verona e a Roma fino al 16 ottobre, suggella l’impegno, che proseguirà con due conferenze sul tema.

Le mostre

Da Verona è arrivata a Roma, dove sarà esposta nel percorso degli ipogei del Colosseo, una testa di gladiatore proveniente dall’Arena dove fu scoperta nel 1889, raffigurante un combattente dal volto coperto da un elmo integrale di tipo gallico. Una scelta non casuale: l’elmo tipico dei nemici tradizionali dei romani – i galli, ma anche i sanniti o i traci – era utilizzato per animare teatralmente il combattimento.

La testa di gladiatore proveniente dal museo veronese
La testa di gladiatore proveniente dal museo veronese

Da Roma è giunta a Verona una lastra graffita che riproduce schematicamente la figura di un gladiatore e il suo appellativo: «Delicatus», che è stata inserita nella sezione dedicata all’Arena nel Museo Archeologico del Teatro Romano (un gioiellino inerpicato sulla collina e incastonato in un convento rinascimentale), in una piccola esposizione curata da Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici della città scaligera, e dalla bresciana Francesca Morandini, ora conservatrice delle raccolte archeologiche delle collezioni civiche veronesi. «Il frammento è disarmante nella sua semplicità – spiega Morandini – e proviene probabilmente da un elemento strutturale del Colosseo, un gradino o una balaustra. Chi ha inciso l’immagine del gladiatore e il suo cognome o appellativo, un nome d’arte o una canzonatura degli avversari, l’ha fatto di getto: è una testimonianza vivissima di come i giochi nelle arene coinvolgevano gli spettatori».

La lastra "graffita" proveniente dal Colosseo
La lastra "graffita" proveniente dal Colosseo

La figura rappresentata «è senza elmo – aggiunge la studiosa – forse uno dei "venatores" che scaldavano il pubblico fin dalla mattina combattendo con gli animali, o un "reziario", ovvero chi combatteva con reti come quelle da pesca utilizzate per intrappolare l’avversario per poi colpirlo con un tridente, in combattimenti cruenti che si concludevano con la morte di uno dei contendenti».

Dai giochi allo spettacolo

Il ruolo di contenitore di spettacolo per l’Arena di Verona e dal Colosseo pone attualmente – in tempo di overtourism – importanti questioni in merito alla tutela di edifici così fragili. Se non ha senso musealizzare totalmente spazi da sempre vocati alla fruizione del pubblico, è anche vero che l’utilizzo per spettacoli e concerti rischia di comprometterne non solo la conservazione, ma anche di impedirne la visita. Un esempio:l’Arena di Verona è occupata sei mesi l’anno dalla lirica, e addirittura – con le olimpiadi invernali che la utilizzeranno a febbraio 2026 per lo show d’apertura – sarà off limits per i visitatori da ora fino all’autunno del prossimo anno.

Un tema caldo, che potrebbe riguardare anche il teatro Romano di Brescia, una volta recuperato – come nei progetti – per ospitare spettacoli. Il dibattito in corso tra Verona e Roma potrebbe essere utile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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