A palazzo Martinengo una mostra dedicata alla Belle Époque

È organizzata dall’Associazione Amici di palazzo Martinengo, che festeggerà il suo decimo anniversario di attività raccontando gli anni incandescenti di Parigi tra Otto e Novecento
Anita Loriana Ronchi
Da sinistra: Dotti, Moraschini, Bellino e Bontempi - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra: Dotti, Moraschini, Bellino e Bontempi - © www.giornaledibrescia.it

Un compleanno da festeggiare «col botto». L’Associazione Amici di palazzo Martinengo celebra il suo decimo anniversario di attività e lo farà dal 25 gennaio al 15 giugno 2025 con una mostra a palazzo Martinengo dedicata alla Belle Époque, l’esplosiva fase che, dal 1870 allo scoppio della prima guerra mondiale, animò una Parigi «ombelico del mondo» nell’arte e nella cultura.

La presentazione

Curata da Francesca Dini e Davide Dotti, la rassegna è stata presentata in Broletto col presidente dell’ente provinciale, Emanuele Moraschini; gode del patrocinio di Provincia, Comune e Fondazione Provincia di Brescia Eventi, rappresentata dalla presidente Nicoletta Bontempi. La promessa è immergere il pubblico nella magica atmosfera di quel tempo, connotato da un tumultuoso sviluppo e da una incrollabile fede nel progresso, da prodigiose scoperte scientifiche, dalla nascita del turismo di massa e dal grande fulgore dei teatri e dei giornali.

«In questi 10 anni – ha sottolineato la presidente degli “Amici di palazzo Martinengo”, Roberta Bellino – abbiamo portato a Brescia oltre 500mila visitatori; 70mila solo con la mostra dei “Macchiaioli”, della quale auspichiamo di replicare il successo, di cui più di metà da fuori provincia».

L’allestimento

Il taglio de «La Belle èpoque. L’arte nella Parigi di Boldini e De Nittis» è di tipo storico, quasi un «manuale di storia dell’arte» rappresentato visivamente e iconograficamente attraverso i lavori di artisti italiani che approdano alla Ville Lumière. «L’allestimento – spiega il curatore Dotti – è con sale monografiche, dedicate a Giuseppe De Nittis, delle cui opere è oggetto la borghesia parigina; quindi Giovanni Boldini, che, chiamato alla Maison Goupil, diventerà il grande ritrattista della Belle èpoque. Poi Federico Zandomeneghi, cantore della vita quotidiana femminile e Vittorio Matteo Corcos, meno noto, ma che sarà una grande rivelazione con la sua capacità di esaltare eleganza, spensieratezza, levità del momento».

Il percorso espositivo annovera un centinaio di opere, di cui un’ottantina di dipinti, per lo più provenienti da collezioni private (solitamente inaccessibili) e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e il Museo Civico di Palazzo Te di Mantova.

I capolavori

Tra i grandi capolavori esposti, il «Ritratto di signora in bianco» di Boldini, «Accanto al laghetto dei giardini del Lussemburgo» di De Nittis e «Al Café Nouvelle Athènes» di Zandomeneghi, mentre il leggiadro «Messaggio d’amore» di Corcos è assunto a simbolo della rassegna.

Due «salette blu» sono intitolate al «genio e sregolatezza» di Antonio Mancini che, controcorrente rispetto agli stilemi dominanti (e, perciò, non fu allora compreso), soleva ritrarre soggetti curiosi e di estrazione popolare. Tre sezioni speciali, poi, sono incentrate su altrettante espressioni tipiche del periodo, ovvero i vetri, la moda (con 11 abiti forniti da un’importante collezionista bresciana) e le celebri affiches pubblicitarie.

Per info: mostre@amicimartinengo.it; www.mostrabelleepoque.it; tel. 392-7697003. Prenotazioni scuole e gruppi: mostre@amicimartinengo.it:; tel. 392-7697003.

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