La poesia racconta la vita difficile in mezzo alle menzogne

Il poeta, scrittore, regista e «paesologo» sarà ospite questa sera a «Filosofi lungo l’Oglio»: il suo testo inedito
Franco Arminio
Franco Arminio
Franco Arminio

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un testo inedito di Franco Arminio, intitolato «Il bene della poesia»Il poeta, scrittore, regista e «paesologo» nato a Bisaccia (Avellino) 65 anni fa, è tra gli ospiti del festival «Filosofi lungo l’Oglio».

La verità è sempre bella e fatta, non va costruita, sono le bugie che richiedono costruzione. Le bugie vanno messe in scene, la verità è un cespuglio, è la luce che sta arrivando oggi e spoglia le cose, mi fa vedere i rami davanti alla mia finestra e più lontano le case sgraziate del paese nuovo.

La poesia ci insegna a guardare, e serve a tutti, anche ai politici, anche a chi lavora nei mulini della comunicazione, anche a chi sta disperso e muto e non vuole farsi vanto di nulla e nulla vuole raccontare a nessuno. Abbiamo un’umanità che striscia sui muri, che non prende la parola, che prende il silenzio della sua propria disperazione, un’umanità che si ammala del suo non sapersi dire. D’altra parte, c’è chi si ritiene al mondo senza avere mai aperto gli occhi, c’è chi si affanna a fare guadagni che non potrà mai spendere. Molti esseri umani non sono mai nati. Ma i poeti sembrano gli unici a saperlo, e vivono in questa perenne vigilia, gli passa il mondo tra le mani e si accorgono che non ci sono, hanno un altro palpito.

In lontananza c’è il tranquillo furore delle cose, ma la casa dell’anima è in disordine. E non ti puoi incontrare con nessuno se il respiro non si calma, se non cammini più lentamente, se non ti riposi almeno per qualche minuto prima di baciare, prima di abbracciare, prima di entrare dentro un altro corpo. La questione principale è il vedere. Vedere che le nostre vite sono andate così, vedere cosa ci succede piuttosto che dire cosa abbiamo, i nostri possessi producono invisibilità, il nostro avere non risolve nulla, questo va insegnato assai brutalmente a scuola. Bisogna lasciare la scuola con la sensazione che l’essere è il nostro unico bene e il bene è il nostro ragionamento più semplice, più onesto.

Si può girare intorno a tutto, si può fingere di complicare i piani, ma alla fine la poesia è il bene che racconta la sua difficile vita in mezzo alle menzogne, in mezzo alla confusione che producono tante vite tutte assieme e tante storie e tanti corpi che fuggono la morte, che cercano scampo. La vita è questa frenesia corale in cui ognuno cerca una ragione e una salvezza che ha già trovato, che è già qui con noi, come sono nelle nostre tasche le chiavi di casa e il telefonino, ma non sappiamo chi chiamare, non sappiamo dove andare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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