Il «grave party» di Marco Paolini: viaggio epico sul futuro del mondo

calcinato. Siamo una specie invasiva, causa delle estinzioni altrui e – futuribilmente – anche della nostra. È la campana con cui Marco Paolini risveglia e chiama in causa quattro migliaia di coppie, che sono poi i nostri ascendenti, per un grave party a base di interrogativi ancestrali e biologia. Approda stasera alle 20.45 a Calcinato, al Teatro Marconi di via Carlo Alberto, lo spettacolo «Antenati», che ritorna nel Bresciano con un nuovo sold out dopo un suggestivo primo approdo in Valcamonica, fra le incisioni rupestri di Naquane.
Agli albori
Il drammaturgo, attore e regista, celebre per il teatro di narrazione e l’impegno civile, accompagnerà il pubblico in un viaggio teatrale alle origini della specie a partire dagli albori dell’umanità. Non è però una pièce sulla memoria, quella scritta da Paolini nell’ambito del progetto «La Fabbrica del Mondo». Anzi, in questo lavoro ha deciso di spostare lo sguardo sul presente e, anzi, un po’ più in là, «ripercorrendo l’evoluzione della nostra specie attraverso l’incontro immaginato con i nonni dei nonni, con le 4mila generazioni che ci collegano ai nostri progenitori comuni, quel piccolo nucleo africano da cui tutti gli abitanti del pianeta della nostra specie provengono». Una convocazione d’emergenza, non tanto per capire che cosa sia andato storto, ma per chiedere un consiglio sul futuro della nostra autodistruttiva umanità.
Lo dice Paolini: «Abbiamo inventato le cose, le parole per chiamarle, il modo per articolarle dentro un discorso e le abbiamo lasciate in eredità ai figli dei figli». Finché ci siamo ritrovati a fronteggiare la minaccia di estinguerci a causa di mutamenti climatici di origine, manco a dirlo, antropica.
Ma non tutto è perduto. Ne è convinto Paolini, che ha scritto «Antenati» guidato dalla certezza che «il nostro genoma contenga messaggi in bottiglia per la nostra specie».
Quali siano bisognerà indagarlo a partire da atomi e batteri per arrivare, attraverso un’avventura epica accompagnata dalle musiche di Fabio Barovero, a quei nonni chiamati a capire noi, internet e quella catasta di inutili meraviglie di cui ci siamo circondati. Paolini mette così in scena una stravagante riunione di famiglia a base di evoluzione, estinzione, ecologia. Dalle 20 al Teatro Marconi si aprirà la lista d’attesa per i posti eventualmente liberati all’ultimo. Estinzione permettendo.
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