Zanotti: «Al mio debutto a "Casa Verdi" l’antica ebbrezza della musica»

Nella casa di riposo d’artista il tenore bresciano nato a Villa Carcina ripercorre la sua vita: da voce del coro Rai al ruolo di direttore
Angelo Zanotti si esibisce alla «Casa Verdi» dove ora risiede © www.giornaledibrescia.it
Angelo Zanotti si esibisce alla «Casa Verdi» dove ora risiede © www.giornaledibrescia.it
AA

«Ma questo Cassio è un portento!». Carnevale 1971. Al Teatro Grande di Brescia, mentre assiste alle prove, Carlo Bergonzi non riesce a trattenersi. Quelle sere va in scena l’Otello di Verdi, con Mario Del Monaco protagonista. Il suo luogotenente, Cassio, è interpretato da Angelo Zanotti. Classe 1938, calciatore mancato prima (nel 1953 esordisce nella Nazionale Italiana under 16, ma una frattura al menisco lo costringe ad abbandonare l’attività sportiva), tenore affermato poi.

Nativo di Villa Carcina, studia in Svizzera, in seguito a Milano, pupillo di Giacinto Prandelli. Calca le scene al fianco di grandi nomi, Renata Tebaldi, Aldo Protti, Cecilia Gasdia, Katia Ricciarelli, Leyla Gencer, fra i molti; per 23 anni milita nel Coro della Rai; tornato in Val Trompia, fonda e dirige per 11 anni il coro «Regina Coeli».

Dal 2022 risiede a «Casa Verdi» dove canta ancora, tiene lezioni, ascolta voci promettenti, continua a vivere la musica con l’identica passione e l’umile signorilità di una volta. «È uno degli ultimi rappresentanti di un tipo di cantanti in via di estinzione – racconta l’amico e allievo Riccardo Certi –, capaci di verità drammaturgica, di una voce invasa dalla luce, modellata sulla parola, sensibile e grintosa, sfavillante di energia: la vera tecnica italiana».

Zanotti a sinistra come Cassio, con Mario Del Monaco/Otello, al Grande - Foto © www.giornaledibrescia.it
Zanotti a sinistra come Cassio, con Mario Del Monaco/Otello, al Grande - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Al Conservatorio di Ginevra feci un’audizione con il soprano Anna Maria Guglielmetti che si stupì quando, dopo averle cantato “La donna è mobile”, le dissi di averla imparata ascoltando i dischi di Beniamino Gigli – racconta Angelo Zanotti –. Al termine della prova la professoressa uscì e tornò con il direttore del Conservatorio che mi chiese di ripetere l’aria accompagnandomi al pianoforte. Rimasero sbalorditi quando confermai loro che non conoscevo la musica. La mia carriera solistica purtroppo durò solo una decina d’anni per un problema cardiaco, per il quale fui operato. Nel 1970 il maestro Giulio Bertola, che avevo conosciuto alla Scala, mi suggerì di entrare nel Coro della Rai di Milano dove rimasi fino al 1993. Continuai a cantare come solista e corista, a Lugano, con la Radio Svizzera Italiana, e con il maestro Agostino Orizio, quando nacque il Festival Pianistico. Nel 2011 ho ricevuto il titolo di Cavaliere di San Silvestro da Papa Benedetto XVI, in occasione dell’esibizione del mio coro “Regina Coeli” in Sala Nervi in Vaticano».

Angelo Zanotti alla guida del coro «Regina Coeli» di Villa Carcina - Foto © www.giornaledibrescia.it
Angelo Zanotti alla guida del coro «Regina Coeli» di Villa Carcina - Foto © www.giornaledibrescia.it

Zanotti, quali opere ha prediletto?

La Traviata di Verdi, Il Barbiere di Rossini, La Bohème di Puccini, la Manon di Massenet. Ho curato morbidezza e pronuncia, immedesimazione e colore, quel “cantare sulla parola” ammirato in Nicolai Gedda, Jussi Björling, Mattia Battistini, la possibilità di andare oltre il suono, come una realtà che, a lungo cercata, finalmente appare.

Come si trova a «Casa Verdi»?

Molto bene. Le giornate sono piene di musica. Da lontano e da vicino senti suoni di pianoforte, di violino o d’organo, e voci giovani che studiano arie d’opera. Spesso mi unisco a loro a ripassare qualche romanza. C’è un trait d’union fra generazioni. Non mi aspettavo più di esibirmi.

Al mio “debutto” ero emozionato come a una “prima”! Qui ho rincontrato vecchi amici, come il maestro Bruno Casoni. Si rinnova la memoria di quanto ho vissuto e mi ha accompagnato per l’intera esistenza. La musica rinasce in me, come una specie di ebbrezza antica. Mi spiace solo di non poterci vivere con la mia adorata moglie Gina (Luigina Volpagni), che è tanto malata…

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.