Alessandro Barbero: «San Francesco straordinario e contraddittorio»

Ognuno di noi associa a san Francesco una o più immagini, dall’uomo che parla con gli animali al poverello che cammina scalzo per le vie dell’Italia medievale. Poi però ci sono anche i racconti, e le parole, del santo di Assisi ostile nei confronti delle donne, al limite del misogino, o contrario ai libri e alla cultura, che nella sua visione rischiavano di far sentire le persone superiori rispetto agli umili e agli ultimi. Ebbene tutto questo convive nella persona di Francesco d’Assisi, sulla cui figura fin dalla morte si sono scritte e dette innumerevoli parole, per i motivi più diversi.
«Ciò non stupisce perché davvero san Francesco è stata una persona straordinaria, unica, sebbene al contempo caratterizzata da contraddizioni, a volte anche molto forti». A dirlo è Alessandro Barbero, storico, saggista e volto della divulgazione storica nel nostro Paese, che alla figura del patrono d’Italia ha dedicato il suo ultimo libro «San Francesco» (Editori Laterza, 448 pp.) Lo stesso Barbero sarà ospite domani alle 18.30 al Teatro Grande, dove terrà una lezione su quella che è una delle figure più popolari della storia cristiana (biglietti esauriti, per informazioni teatrogrande.it).
Professore, come nasce l’idea del libro?
Nel corso della mia carriera accademica mi sono imbattuto più volte nella figura di san Francesco, anche grazie alla collaborazione in passato con la medievista bresciana Chiara Frugoni. Devo però ringraziare il mio editore Giuseppe Laterza che mi ha proposto di scriverlo anche in vista dell’800esimo anniversario della sua morte (nel 2026 ndr).
Qual è il personaggio che emerge dal volume?
Nel libro parlo di san Francesco, non di Francesco, così come lo hanno descritto i suoi contemporanei sia mentre era in vita sia appena dopo la sua morte. E l’immagine che ne esce è quella di una persona straordinaria ma al contempo contraddittoria, lontana da quella perfezione che ha provato a tramandare un testimone come fra Bonaventura.
A cosa si deve questa differenza di vedute tra le testimonianze?
Partiamo da un aspetto: uno dei compiti più difficili dello storico è quello di riuscire a gestire e utilizzare le fonti, che non sono mai uguali. Ognuno infatti nel ricordare qualcosa lo ammanta di significati suoi, di volontà e a volte di interessi, come per esempio quelli politici che hanno animato gli scrittori dell’Ordine francescano dopo la morte del loro fondatore.

Cosa intende per motivi politici?
Alla morte di san Francesco l’Ordine era diventato una sorta di multinazionale dell’epoca, con enormi entrate e una struttura formata da tantissime persone. Ecco perché fornire un’immagine «perfetta» di Francesco non poteva che tornare utile sotto tanti aspetti, da quello morale, si pensi alla trasformazione del concetto di povertà che per san Francesco era totale tanto da non ammettere nemmeno una casa per dormire, a quello di giustificazione del ruolo preminente assunto dall’Ordine.
Eppure, come lei diceva, san Francesco non era certo perfetto.
Assolutamente no e lo conferma per esempio il suo giudizio sulle donne. In una prima fase della vita infatti si è dimostrato molto aperto verso di loro, come testimoniato dal rapporto con santa Chiara che lui stesso incoraggiò a fuggire di casa, e con le appartenenti all’Ordine femminile da lui definite «sorelle». Le fonti nella fase finale invece riportano discorsi molto duri nei loro confronti, definibili persino misogini, molto lontani dall’idea che abbiamo noi adesso.
Qui si apre un altro discorso e cioè l’interpretazione che nel tempo si è data della sua figura.
Ogni epoca lo reinventa a suo modo. La nostra infatti vede in lui un antesignano di pacifismo, ambientalismo e del dialogo religioso. Essendo stata una persona straordinaria ciò non è del tutto falso, anzi, ma deve essere calibrato. È vero infatti che durante la Crociata invece che combattere andò dal sultano per parlare, cosa impensabile all’epoca. Andò però proprio per parlare, non per dialogare, dicendo al sovrano musulmano che la ragione stava dalla parte dei cristiani.
E a proposito di usi della sua figura, la Camera ha dato il primo via libera al ritorno della festa nazionale del 4 ottobre, che ricorda la morte del santo. Come valuta questa decisione?
Non ho un’idea delle intenzioni ma, arrivando da un governo di destra, posso immaginare che serva per celebrare una grande gloria italiana, nel solco delle tradizioni nazionaliste. Personalmente però penso che san Francesco sia una figura che appartiene all’intera umanità, non alla gloria di un singolo Paese.
Quest’uso della Storia non è però certo nuovo.
In Occidente non pare che lezioni del passato ci abbiano insegnato molto, dato che commettiamo ancora gli stessi errori. In altre parti del mondo, tipo il Medio Oriente, la Storia è più un attaccamento alla memoria storica, soprattutto per sottolineare ciò che si è subito e molto raramente ciò che si è fatto. Personalmente spero che la Storia possa spogliarsi di tutti questi entusiasmi identitari e ci permetta semplicemente di vedere cosa le persone nel tempo sono state in grado di fare.
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