Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Roberto Vecchioni le dispensa a piene mani sotto le stelle gardesane, dando sfogo alla sua inesausta voglia di poesia e di infinito. In musica, naturalmente, perché il Professore della canzone italiana è tra i grandi cantautori del nostro tempo e racconta meravigliose storie con parole e note: ieri sera, al Vittoriale, lo ha fatto con il consueto trasporto e consumato mestiere, a volte con la voce incrinata, per oltre 1400 spettatori.
In principio, c’è in vetrina «L’infinito», concept-album del 2018, che Vecchioni ha presentato meno di quanto avrebbe voluto, nei live: in quest’estate post(?) pandemica riavvia il discorso (romantico) interrotto con la malinconia vibrante di «Una notte, un viaggiatore». Ma poi spiazza tutti anticipando «Samarcanda», canzone-totem sull’ineluttabilità della sorte, in genere destinata agli "encore": «Le bambine - azzarda, riferendosi forse alle nipotine - si lamentano che la faccio quando già si sono addormentate, per cui stasera me la gioco subito».


