Mara Galeazzi al Vittorale con «D’Annunzio’s Secrets»

Mara Galeazzi, Lorenzo Lelli e Vincenzo Romano hanno iniziato a lavorare: le prove per la magnifica serata di danza dedicata a Ida Rubinstein e Gabriele D’Annunzio sono cominciate e manca poco al debutto. La ballerina bresciana, già solista del Royal Ballet di Londra, e i due giovani danzatori interpreteranno domenica 31 luglio alle 20.30 «D’Annunzio’s Secrets» («I segreti di D’Annunzio») nella perfetta, e ideale, cornice della casa del Vate.
Il Vittoriale di Gardone Riviera ospiterà la serata di danza e moda, sulle note di Debussy e Ravel, ideata dalla scrittrice e sceneggiatrice Aurora Marsotto, con coreografia da Matteo Levaggi (biglietti in prevendita a 28,75 euro su ticketone.it). Protagonisti? La Parigi degli anni Venti, le amicizie dannunziane, la vita di mecenate e danzatrice di Rubinstein, lo stile Liberty... A parlarcene è proprio Mara Galeazzi.
Lo spettacolo sarà una prima ufficiale: ci dà qualche anticipazione?
Prima di tutto posso dire che sarà molto, molto bello, anche perché unisce l’idea di Aurora Marsotto con la danza di Matteo Levaggi e la moda di Federico Sangalli. L’idea è quella di rievocare il mito di Ida Rubinstein e la sua relazione con Gabriele D’Annunzio.
Per quanto riguarda la musica, su cosa si muoverà?
Il balletto è concepito sulla musica elettronica e sperimentale di Daniel Lopatin, in arte Oneohtrix Point Never, con musiche di Claude Debussy e Maurice Ravel. Da questo tappeto sonoro scelto dal coreografo nasceranno assoli, passi a due e trii.
Anche i costumi avranno un ruolo importante...
I vestiti dell’atelier Sangalli, più che ispirarsi all’epoca, porteranno sul palco i nostri tempi, intersecandosi a Debussy, a Ravel e al secondo decennio del Novecento, quello della Parigi dei Ballets Russes. Non li ho ancora provati, ma si tratta di abiti contemporanei, d’oggi. L’eleganza non mancherà, come era per Ida, ma i dettagli antichi non sono protagonisti. Lo stile è in tutto e per tutto quello conosciuto e riconoscibile di Sangalli.
Cosa rappresenta per lei Ida Rubinstein?
Ida era già contemporanea nella sua epoca: audace, sensuale, amante dell’arte... Interpretare questo personaggio mi fa guardare avanti con gioia, come faceva lei. Matteo Levaggi dice che a volte i nostri profili si somigliano: un onore, per me.
Dunque: dalla Opera House al Vittoriale, potremmo dire. Sta lavorando in Italia anche se vive stabilmente all’estero?
Vivo in Oman da nove anni, ma per lavoro viaggio moltissimo. E alla Royal Opera House di Covent Garden ci sono tornata recentemente per interpretare l’opera di Wayne McGregor ispirata al lavoro e alla figura di Virginia Woolf, «Woolf Works», creato inizialmente per Alessandra Ferri. Inoltre, lavoro per Fabula Collective, un collettivo artistico con base nel Regno Unito. In questo momento stiamo preparando la première di «Momentum», una serata con sette pezzi che debutterà a settembre al Sadler’s Wells di Londra. E poi ci sono progetti che non posso svelare, sempre con Fabula: per loro farò un pezzo di recitazione e danza. È un ambito su cui mi sto concentrando: in pandemia ho cominciato a studiare recitazione online con una bravissima attrice teatrale, Monica Maiorino. A breve porterò anche a Coccaglio una piccola cosa. Mi piace moltissimo. E anche Ida amava recitare: sento che mi sta in qualche modo dirigendo. Voglio continuare a unire le due arti: insieme, sono meravigliose.
Un po’ nel solco del Tanztheater, del teatro danza?
È qualcosa di diverso. Il progetto del prossimo anno con Fabula contiene movimento contemporaneo e recitazione. È creato su di me da persone che lavorano con la danza contemporanea, ma c’è anche un regista del movimento con alle spalle una carriera da attore: uniremo diverse forze.
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