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Cultura e Spettacoli

L'INTERVISTA

La Pinacoteca riapre con la performance sold out di Tortelli

Sara Polotti

Cultura e Spettacoli
23 mar 2022, 06:00
Coreografia site-specific. «Stanze Rooms», performance ideata da Diego Tortelli - Foto Celeste Lombardi

Coreografia site-specific. «Stanze Rooms», performance ideata da Diego Tortelli - Foto Celeste Lombardi

«Stanze Rooms»: questo il titolo, evocativamente didascalico, della performance che il bresciano Diego Tortelli ha pensato per la riapertura degli spazi della Pinacoteca Tosio Martinengo in piazza Moretto 4, che il 25 marzo tornerà a spalancare le porte dopo una breve chiusura per il rinnovo di diversi spazi.

Sei danzatori, un violoncello: Tortelli, coreografo tra i più acclamati, accompagnerà il pubblico nei luoghi messi a nuovo attraverso la danza contemporanea e la musica, in questo lavoro promosso da Fondazione Brescia Musei e prodotto da Fondazione della Danza Aterballetto in collaborazione con il Centro Teatrale Bresciano.

Per le dieci repliche, dal 25 al 27 marzo, della performance - che dura trenta minuti - i biglietti sono tuttavia già esauriti. Abbiamo intervistato Tortelli.

Qual è la sensazione estetica ed emotiva che le ha trasmesso la Pinacoteca durante il sopralluogo?

Mi è sembrata, dal primissimo momento, un luogo affascinante e la risistemazione la rende perfetta per incorniciare storie sia del passato sia contemporanee. I colori sono meravigliosi e avvolgenti e quando ti poni al centro di ogni sala hai proprio la sensazione che le opere ti osservino e che vogliano parlarti.

Sei danzatori e un violoncello: perché questa scelta?

Ho pensato che sei danzatori fossero il numero adatto per fare vagare il pubblico tra le diverse stanze, lasciando aria per le opere e per le persone. Dal punto di vista musicale ho scelto il violoncello di Daniela Savoldi per la sua connessione con la città e per l’armonia che è in grado di creare quando suona. In contrapposizione al suo lavoro ci saranno brevi pezzi di Federico Bigonzetti che usciranno da un megafono: traggono spunto da alcune vecchie canzoni italiane che tuttora tramandiamo di generazione in generazione.

Come si svolgerà la performance, a livello coreografico?

È un lavoro itinerante che si suddivide in otto stanze della Pinacoteca. Il pubblico assisterà in ogni stanza ad assoli, duetti e quartetti, e insieme ai danzatori si muoverà in un percorso cronologico che porterà a incontrare la musica live nella Stanza rossa.

La Pinacoteca è uno spazio piuttosto classico: l’opera provocherà un senso di contrasto voluto o ha cercato anche continuità?

Dal mio punto di vista l’arte è tanto armonia quanto caos. Sicuramente il mio approccio al corpo è estremamente contemporaneo, ma proviene anche da una forte formazione accademica e quindi più classicista. Come il luogo che la ospita, la performance racchiude sia tradizione sia innovazione. Per l’occasione torna a Brescia, sua città natale. Ormai, peraltro, è sempre impegnato altrove.

I prossimi mesi dove la vedranno?

Mi attende una prima del mio nuovo lavoro «Shoot me», con Aterballetto (il 27 aprile a Reggio Emilia). A luglio presenterò «Fo:No» alla Biennale di Venezia e ad ottobre una nuova creazione, «God’s Formula», che andrà in scena a Monaco di Baviera con la mia compagnia emergente, che ha base proprio lì. Questo progetto verrà poi trasformato in un film. Di base, quindi, quest’anno sarò impegnato a Monaco.

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