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Cultura e Spettacoli

PRESENTAZIONE

Jinping con Winnie The Pooh, cosa fa Badiucao contro la censura


Cultura e Spettacoli
13 ott 2021, 11:18
Badiucao davanti alla locandina della sua mostra- Foto tratta dal profilo Twitter dell'artista

Badiucao davanti alla locandina della sua mostra- Foto tratta dal profilo Twitter dell'artista

Lei ha passato nelle carceri turche, con l’accusa di terrorismo, quasi tre anni raccontati nelle opere esposte due anni fa in città nella mostra «Avremo anche giorni migliori». Lui vive in Australia in esilio forzato, dopo aver capito che in Cina la sua arte politica avrebbe avuto conseguenze per sé e la sua famiglia. Entrambi si considerano «artisti dissidenti» nei rispettivi Paesi, ed hanno scelto la vita del perseguitato in nome della libertà d’espressione e dei diritti umani.

Zehra Dogan, artista e attivista curda - New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
L’artista curda Zehra Dogan (Diyarbakir, 1989) ha passato ieri idealmente il testimone del format di Brescia Musei «Arte contemporanea - I diritti umani» al cinese Badiucao (Shanghai, 1986) proprio nel giorno in cui ricorrevano i due anni dall’uccisione dell’attivista curda siriana Hevrikn Khalaf ad opera delle milizie arabe che appoggiavano l’offensiva turca.

A lei Dogan ha dedicato il drammatico ritratto frutto di una performance realizzata in Santa Giulia nel 2019, e ora donata alla città e ai Musei.

Badiucao - New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Sull’invito all’incontro di ieri l’opera affiancava il volto gelido di Carrie Lam, la capa esecutiva di Hong Kong, fautrice della legge per l’estradizione in Cina dei dissidenti rifugiati. Il ritratto, realizzato da Badiucao, sarà parte della mostra «La Cina (non) è vicina. Opere di un artista dissidente» a cura di Elettra Stamboulis che sarà inaugurata il 12 novembre in Santa Giulia, in occasione del Festival della pace. Per Zehra Dogan la mostra bresciana del 2019 fu l’occasione per «prendere forza e consapevolezza come artista - ha spiegato nell’incontro pubblico in Vanvitelliano promosso da Brescia Musei e dal Comune -. Vengo da un popolo che vive in quattro stati, mi sento una zingara, una nomade, uso la mia arte come una guerrigliera. Nella mia arte non faccio entrare i temi della politica, ma è la lotta che influenza la mia arte». Come nelle opere realizzate in carcere con sangue, capelli, urina; come nell’ultimo progetto frutto del recente soggiorno nel Kurdistan iracheno e del lavoro con le donne e i rifugiati: la graphic novel «Prison n. 5» disegnata sul retro delle lettere che un’amica le spediva in carcere, che sarà presentata a Milano alla galleria Prometeo il 27 ottobre.

Per Badiucao la mostra bresciana sarà la prima uscita in una galleria dopo anni di attività sul web. «Noi artisti dissidenti siamo vulnerabili - ha spiegato -. Sono fuggito dal mio Paese, mi sono mascherato come Banksy, ma i militari cinesi mi hanno raggiunto in Australia, hanno minacciato me e la mia famiglia. Ho capito che non aveva senso nascondermi, e ho deciso di affrontare la realtà nel nome della verità. Ma l’arte è un mercato, e i galleristi mi hanno detto no».

Con il suo team ha iniziato a lavorare sul web. «Ho cercato un sistema per smascherare la censura, pubblicando immagini di Xi Jinping con Winnie The Pooh, e il sistema di censura cinese ha bloccato pure l’orsetto. Una situazione paradossale che è diventata virale sul web». Non solo ironia. «Con il Covid la Cina ha imposto un lockdown durissimo - ha aggiunto - e ha censurato le informazioni. Il medico che a dicembre 2019 ha fatto uscire le prime informazioni è stato arrestato, la pandemia ha dilagato in Italia e nel mondo. La Cina è vicina, come recita il titolo della mostra».

Dove Badiucao porterà le performance che lo hanno reso famoso sul web, dal «Tankman» che omaggia l’anonimo cittadino cinese che fermò da solo i carri armati all’epoca di Tienanmen, alla «Lennon Flag» che con i colori fluo evoca il muro ricoperto di post-it con i messaggi di protesta degli abitanti di Hong Kong nel 2019.

Per la prima volta sarà esposto uno degli orologi che il Partito Comunista regalò agli «eroici» militari che repressero la rivolta studentesca del 1989 «con tutto il suo carico di testimonianza e di storia», e una nuova opera realizzata facendosi mandare da Hong Kong le bottiglie di salsa di soia usate per costruire le molotov durante le manifestazioni. Assieme ai manifesti che smascherano come propaganda le Olimpiadi invernali di Pechino del 2022. «La Cina vorrà far dimenticare la repressione degli Uiguri e la sua politica espansionista - conclude l’artista attivista -. L’Occidente non deve essere complice».

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