Violenta la sorella per tre anni: «Era il prezzo per averla portata in Italia»

Per almeno tre anni ha preteso che sua sorella saldasse il suo «debito». Dal 2017 al 2020 le ha chiesto, senza lasciarle alternativa, che soddisfacesse i suoi appetiti più beceri per ripagare l’opportunità che le aveva concesso: per averla portata in Italia dall’Africa, per averle consentito di lasciare il Ghana e di barattare la povertà senza futuro con una vita di stenti e qualche chance.
La denuncia
Agli inquirenti che hanno raccolto le sue testimonianze e aperto un fascicolo per violenza sessuale aggravata a carico dell’uomo, ma anche nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto nel corso delle indagini, lei, la giovane vittima, disse di essersi piegata al suo volere almeno un paio di volte a settimane. E di averlo fatto per tutto quel tempo. Aveva dodici anni all’epoca. Quindici se si tiene per buono il racconto che la vuole sbarcata in Europa con documenti ritoccati. Lui, il fratello, di anni invece ne aveva 33, venti di più. Nel 2014, per portarla a Brescia, aveva finto di essere suo padre e aveva fatto carte false per farlo credere alle autorità. Del loro, di papà, sia lui che lei invece non sapevano né il nome, né il destino. Della madre lui ricordava il volto, lei nemmeno quello: la donna è morta poco dopo averla data alla luce.
Il processo
Della vicenda della giovane, che dopo la denuncia è stata accolta in una comunità protetta, si stanno occupando i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Brescia. Davanti al presidente Roberto Spanò, a Maria Chiara Minazzato e Wilma Pagano, ieri hanno testimoniato le sue migliori amiche. Compagne di scuola che hanno ripercorso i giorni in cui la ragazza si confidò con loro, dando sfogo alla ribellione che covava da tempo. «Non so nei dettagli cosa la costringesse a fare - ha detto una delle due rispondendo alle domande del sostituto procuratore Jacopo Berardi - ma so che lui pretendeva di essere ripagato con l’unica cosa che lei, non avendo soldi tutti suoi, né la possibilità di guadagnarseli, aveva a disposizione: il suo corpo». Una sottomissione totale, quella raccontata dalle due testimoni. «Suo fratello aveva finto di essere suo papà, sicuramente era il suo padrone. Quando andavamo a casa sua nel tentativo di vederla o di uscire con lei - ha proseguito una delle due sorelle - ci diceva sempre che non poteva. Doveva fare un sacco di cose: accudire i figli del fratello, pulire casa, fare da mangiare, doveva essere sempre al suo servizio. Non era giusto. Era troppo piccola per vivere così». Quando le si è presentata l’occasione la ragazza non se l’è lasciata sfuggire. «È scappata di casa - ha proseguito una delle due - appena ha potuto. È andata a vivere con il fidanzato. È evidente che quando una persona deve convivere con una situazione che la fa star male, faccia di tutto per scappare e mettersi in salvo».
Dopo la testimonianza delle due sorelle il processo è stato aggiornato al prossimo 2 luglio. In quell’occasione toccherà all’uomo, presente da uomo libero ieri in aula, sottoporsi alle domande dei giudici, del pm e degli avvocati.
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