Cronaca

Il Vescovo ai giovani: «Nei sogni della Bibbia il piano di Dio per noi»

Mons. Tremolada ha incontrato gli studenti coinvolti nel percorso annuale dell’Opera per l’educazione cristiana
Il vescovo Pierantonio Tremolada al centro Paolo VI
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Il vescovo Pierantonio Tremolada al centro Paolo VI

«Non rinunciamo ai grandi sogni»: parte da questa esortazione di Papa Francesco l’annuale proposta dell’Opera per l’educazione cristiana agli studenti degli ultimi tre anni di scuola superiore sul tema «I giovani allo specchio - La costruzione dell’identità tra sogno, illusione e realtà» emonsignor Pierantonio Tremolada ha portato ieri un contributo di approfondimento, con riguardo al «Sogno nella Bibbia».

Accolti dal saluto del presidente dell’Oec, Angelo Martinelli, del vicepresidente, Michele Bonetti, e dall’intervento introduttivo della professoressa Adriana Pozzi, dopo la preghiera, guidata da suor Monica Gianoli, i corsisti hanno animato ieri la grande sala e gli spazi dell’Istituto Paolo VI di Concesio con le attività di riflessione in gruppi e la successiva condivisione in assemblea, in risposta agli stimoli offerti e a confronto con il Relatore.

La riflessione

Del sogno a occhi chiusi, ha osservato il Vescovo nel suo intervento, la scienza ci offre risposte: si sogna per elaborare emozioni, per consolidare la memoria, per tenere la mente in allenamento simulando pericoli e situazioni diverse.

I sogni a occhi chiusi hanno una caratteristica: «Ci ricordano l’esistenza di una dimensione che non è in nostro potere». Altro è il nostro sognare ad occhi aperti: «È un’espansione del desiderio, una proiezione sul futuro di ciò che consideriamo un bene. Ci aiuta a superare la quotidianità, a immaginare scenari migliori. Spinge a perseguire obiettivi, alimenta la nostra motivazione». Più che la scienza, la poesia e l’arte ci aiutano a comprendere l’importanza del sogno.

«Non siamo solo scienza, oggi c’è un grande bisogno di poesia», osserva monsignor Tremolada soffermandosi al tempo stesso sul «rischio che i sogni si trasformino in illusioni», se non ancorati alla realtà. «Ci sembrava di sognare», dicono gli ebrei di ritorno dall’esilio, nel salmo 126.

«La Bibbia – spiega il relatore – insiste sul sogno a occhi chiusi e in questo include il sogno ad occhi aperti, presentando l’esperienza nel sonno come rivelazione della volontà di Dio: di un disegno di grazia sulla persona e sull’umanità. Si pone in continuità con il sogno ad occhi aperti, ne rappresenta il miglior compimento».

«Speranza cristiana»

Così il sogno di Giuseppe figlio di Giacobbe prelude alla trasformazione da clan a popolo. Così il sogno di Giuseppe figlio di Davide è l’annuncio della nascita di Gesù che sarà riconosciuto come «Emmanuele, Dio con noi». Più che immagini della mente, i sogni nella Bibbia ci ricordano che Dio ha per noi un piano più grande, in una dimensione che ci oltrepassa.

La fine dell’esperienza storica, ricorda il vescovo citando i capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse, «non è la fine del mondo, ma la sua trasfigurazione in forma nuova. Non è qualcosa di spaventoso, ma di grandioso. È questa la grande speranza cristiana». Strettamente legata al sogno, la speranza è più concreta: «Mette a tema il percorso, nella convinzione di una possibilità reale; si interroga sulle condizioni, spinge a cercare soluzioni. I sogni possono essere il punto di partenza, la speranza preserva da illusioni.

La speranza biblica è un concetto radicato nella fiducia in Dio», nel suo disegno d’amore per l’umanità al quale ci riconduce la Lettera di San Paolo ai Romani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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