Valsabbia, carcasse lasciate nei boschi: l’ombra del bracconaggio

Ubaldo Vallini
Una decina i casi segnalati nell’ultimo mese, molti dei quali documentati con fotografie diffuse online
Accanto alle strade, carcasse di cervi e caprioli - © www.giornaledibrescia.it
Accanto alle strade, carcasse di cervi e caprioli - © www.giornaledibrescia.it
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In Valsabbia sta emergendo un fenomeno preoccupante che unisce inciviltà, illegalità e crudeltà verso la fauna selvatica.

Da circa un mese si moltiplicano le segnalazioni di abbandono di resti animali lungo le strade e nei boschi, in punti difficilmente controllabili e lontani dagli occhi indiscreti.

Non si tratta di semplici rifiuti: le carcasse sono riconducibili a ungulati come cervi e caprioli, scuoiati e abbandonati in natura, con modalità che fanno pensare a pratiche di bracconaggio.

I resti più frequenti sono pelli intere, spesso con la testa ancora attaccata ed interiora, gettate in mezzo alla vegetazione. La caccia a queste specie è chiusa da tempo, ed è quindi plausibile che si tratti dell’attività di bracconieri che uccidono gli animali illegalmente, si tengono le parti «utili» e abbandonano il resto. In alcuni casi, quando la testa manca del tutto, si ipotizza che appartenga a maschi con palco, tenuti come trofei di caccia.

I resti lanciati nel bosco - © www.giornaledibrescia.it
I resti lanciati nel bosco - © www.giornaledibrescia.it

Per disfarsi rapidamente delle parti inutili, i responsabili evitano di scavare buche - troppo impegnativo e rischioso - e scaricano il problema sulla collettività, lasciando i resti all’aperto.

Lo smaltimento ricade poi sulle spalle delle amministrazioni, spesso tramite l’intervento della Polizia provinciale, che già sarebbe intervenuta recuperando alcuni resti. Le zone più colpite risultano essere quelle tra Lavenone, Presegno e Bisenzio, oltre alla Sp669 tra l’Eridio e il Gaver, aree boscose e isolate, ideali per agire senza essere visti.

Una decina i casi segnalati nell’ultimo mese, molti dei quali documentati con fotografie diffuse online. L’impressione, purtroppo, è che la pratica del bracconaggio sia ancora viva, nonostante i controlli e la crescente sensibilità verso la tutela della fauna. Un fenomeno da non sottovalutare, per la sicurezza ambientale, per il rispetto degli animali e per il decoro del territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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