«Un’emozione da brividi cantare per la libertà»

Un’installazione a cielo aperto di quattro km, lungo quello che fu il tracciato del Muro di Berlino, che stanotte vibrerà di musica. Sarà questo il momento culminante delle celebrazioni per il 35esimo anniversario della rivoluzione pacifica che condusse alla fine della dittatura comunista e alla caduta del famigerato Muro che segava in due la capitale tedesca: un evento epocale che coinvolge Rockin’1000-The Biggest Rock Band on Earth, il progetto musicale di matrice italiana che nel 2015 reclutò un migliaio tra musicisti professionisti e non professionisti, facendo idealmente il giro del mondo con un virale video-tributo ai Foo Fighters.

Un «wall of sound» (un muro sonoro) che invaderà gli spazi che furono del Muro fisico. Lì la Band for Freedom alimentata da Rockin’1000 darà vita a uno spettacolo inedito riunendo circa 1000 elementi, suddivisi in cinque sezioni strumentali (voci, batterie, chitarre, bassi, tastiere), per affrontare un repertorio di otto brani legati ai temi della riunificazione tedesca e della libertà, da classici del rock quali «People Have The Power» di Patti Smith, «Heroes» di David Bowie, «Never Let Me Down Again» dei Depeche Mode e «Rockin’ in the Free World» di Neil Young.
Tra professionisti che hanno raggiunto Berlino c’è la cantante, vocal coach e arrangiatrice bresciana Augusta Trebeschi, parte fin dal principio del progetto Rockin’1000, del quale è la riconosciuta «guru» della sezione vocale. L’abbiamo incontrata alla vigilia della partenza.
Augusta: com’è stata la preparazione?
Più concentrata del solito. Per preparare le trasferte di Rockin’1000 abbiamo in genere quattro-cinque mesi, mentre stavolta solo quarantacinque giorni, in cui effettuare una prima selezione delle voci, preparare i tutorial e il materiale da inserire nelle app a disposizione di coloro che si esibiranno. Ma la portata straordinaria dell’evento ci ha messo le ali.
È una situazione speciale?
Lo è. Non parlo del numero dei cantanti da gestire, che saranno poco sopra il centinaio, quando mi è capitato di averne anche più del doppio. Ma il significato del concerto va ben oltre la musica: c’è il peso della storia, di un anniversario, della location smisurata a conferirgli un valore aggiunto e renderlo emozionante. Canteremo di libertà lungo quattro km del tracciato del Muro: una cosa da brividi!
Aldilà dei numeri, Rockin’1000 trasmette l’idea di una dimensione quasi famigliare, certamente inclusiva…
Fin dalla formula di partenza, che mette insieme professionisti e amatori, Rockin’1000 è fortemente inclusivo, e fa davvero stare insieme le persone: quali esperienze possono dire di fare altrettanto? Forse anche per questo io, mai attratta dall’idea di dirigere nemmeno un coro, nonostante la fatica continuo a entusiasmarmi per questo clima bellissimo, esplosivo, corroborante che mi ritrovo a vivere dentro Rockin’1000, con artisti nuovi e con quelli che tornano ogni volta.
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