Una settimana ai domiciliari per una rapina fatta da un altro

Ha passato una settimana in custodia cautelare agli arresti domiciliari per rapina aggravata. Con l’accusa di aver partecipato all’imboscata, organizzata da un complice, ad un giovane accalappiato su un sito internet di vendite online; di aver attirato la vittima in trappola alla fermata della metro «Casazza», di averle puntato un coltello alla gola, di averla minacciata di morte, e di essersi fatto consegnare un iPhone 15 e 680 euro in contanti, prima di andarsene in tutta fretta a bordo di un monopattino. Ha trascorso sette giorni inchiodato in casa per colpe altrui; quelle del vero rapinatore che nel frattempo ha fatto perdere le sue tracce e che, soprattutto, nemmeno gli somiglia.
Alibi
Vittima del più classico scambio di persona, al quale è stato posto rimedio venerdì, è un giovane nato a Desenzano da una famiglia di origini senegalesi che ha festeggiato i suoi primi 23 anni pochi giorni fa, proprio mentre si trovava ai domiciliari.
Fortuna sua, il ragazzo è riuscito a dimostrare al giudice che aveva sottoscritto la misura cautelare chiesta per lui dal sostituto procuratore Carlo Pappalardo, di non avere nulla a che fare con il blitz andato a segno la notte tra il 21 e il 22 dicembre dello scorso anno. Anzi, di essere stato, proprio mentre la rapina si consumava, a più di trecento chilometri di distanza, in tutt’altre faccende affaccendato.
Libertà
Assistito dall’avvocato Luigistelio Becheri, il giovane che abitava in città, ma da alcuni mesi si è trasferito in Romagna, gioca a calcio nel campionato di San Marino e lavora come magazziniere in un’azienda della micro repubblica abbarbicata sul monte Titano, grazie ai video salvati sul suo telefonino, è riuscito a fornire un alibi di granito: la sera del colpo era inequivocabilmente tra Rimini e Coriano e non in via Triumplina.
Il giudice delle indagini preliminari Andrea Guerrerio ne ha preso atto, ha constatato che l’immagine dell’autore del reato immortalata dalla polizia giudiziaria riprende parte del volto di un soggetto dai tratti sensibilmente diversi dai suoi, l’ha dichiarato vittima di un (clamoroso) errore di persona e l’ha rimesso immediatamente in libertà.
Abbaglio
Eppure, sette giorni prima lo stesso gip, nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, scriveva: «Oltre alla descrizione fornita dalla persona offesa, appaiono dirimenti i fotogrammi estrapolati dagli operanti, in particolare quelli che ritraggono l’indagato con il monopattino all’interno dell’ascensore della metropolitana, che offrono un’immagine molto chiara del suo volto e che, raffrontati con la fotografia identificativa, hanno permesso di constatare senza dubbio» il suo coinvolgimento nella rapina. Un coinvolgimento che invece non c’è stato.
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