«Una Panda per Auschwitz»: dal Museo del campo l’appello a Brescia
È un legame forte quello che unisce la nostra città al Campo di sterminio di Auschwitz. Non solo per i tanti bresciani che qui trovarono la morte, ma anche dopo la sua liberazione, avvenuta il 27 gennaio del 1945. Da vent’anni il Centro studi per l’educazione alla cittadinanza ILuoghi organizza il Treno per Auschwitz, progetto con cui sono stati portati in visita al campo polacco oltre 7mila studenti, gli ultimi dei quali rientrati a Brescia da poco.
Il progetto
Un legame che si va rafforzando anche grazie al progetto «Una Panda per Auschwitz» che ha preso il via ieri con un incontro in Sala Libretti, al nostro giornale, e che vede uniti non solo l’associazione guidata da Lorena Pasquini, ma anche il Giornale di Brescia e la Fondazione Asm, col sostegno del Comune di Brescia.

A chiedere un aiuto concreto per l’acquisto di una piccola autovettura è stata proprio la direzione del Museo del campo, con l’obiettivo di dotare di un mezzo agile, in grado di spostarsi anche su sterrato, per gli spostamenti interni nei campi di Auschwitz e Birkenau, che si estendono su un’area di 190 ettari. Da qui la campagna di raccolta fondi che terminerà – simbolicamente – il 25 aprile. È possibile donare attraverso l’Iban IT47 C030 6909 6061 0000 0407 621.

Alla presentazione dell’iniziativa promossa da ILuoghi hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale Roberto Rossini, il presidente di Fondazione Asm Felice Scalvini, in collegamento video la direttrice della casa editrice del Museo Jadwika Pinderska Lech e alcuni degli studenti dei licei Arnaldo, Madonna della Neve, Beretta, Bonsignori, Perlasca Canossa Campus e De Andrè che hanno partecipato al progetto Auschwitz@Passages. A moderare l’incontro la giornalista Elisa Rossi.
L’esperienza
È stato proprio ascoltando le parole dei ragazzi che si è capita la valenza profonda di un viaggio nel campo di sterminio, «luogo cardine della storia europea». «Nell’entrare a Birkenau quel che colpisce è la vastità di quegli spazi – ha raccontato Stefano del Canossa Campus –, che non si coglie leggendo i libri di storia». Oltre alla fatica fisica di un viaggio di 17 ore «c’è stata soprattutto la fatica emotiva, rielaborata solo una volta tornati a casa» come hanno detto Filippo ed Emma dell’Arnaldo.

«Solo una volta a casa mi sono resa conto del dolore che permeava il campo. Un dolore tangibile, con la sofferenza che usciva da quelle valigie, da quegli oggetti conservati nelle teche». Come i capelli che la direzione del Museo ha deciso di non trattare più con agenti chimici per poterli conservare «e che quindi – ha aggiunto ancora Bianca – tra 40 o 50 anni non vedremo più. Ma liberare quei capelli è come liberare le anime dal campo».
Testimonianze
Testimonianze, quelle degli studenti, che danno speranze e rassicurano sull’importanza di esperienze come quella di @Passages che rappresentano in modo tangibile il valore della memoria. Un valore in cui il Giornale di Brescia crede dal 27 aprile del 1945, come ha ricordato la direttrice Nunzia Vallini, che ha sposato l’iniziativa.

«Fondazione Asm da sempre affianca "Un treno per Auschwitz" – ha dichiarato Scalvini –. Nostro compito è fare in modo che tanti possano continuare a ricordare». Per il presidente Rossini «l’idea della nostra democrazia e della nostra libertà è nata proprio dal campo di Auschwitz. Noi siamo figli di quella storia». La direttrice Pinderska Lech ha fatto presente che i visitatori italiani al campo, soprattutto gli studenti, sono stati sempre i più preparati e numerosi.
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