Trump: «L’Iran dice di aver fermato le uccisioni, verificheremo»

Parlando dallo Studio Ovale il presidente degli Usa ha aggiornato i media sulla situazione, non escludendo un attacco. Oggi pomeriggio si riunirà il Consiglio di sicurezza dell’Onu
Donald Trump nello Studio Ovale, 14 gennaio 2025 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump nello Studio Ovale, 14 gennaio 2025 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Gli Stati Uniti sono pronti ad attaccare l’Iran. Questo, secondo quanto riportato da Reuters, è quanto Donald Trump avrebbe deciso nella giornata di ieri, intervenendo quindi dopo giorni di avvertimenti agli ayatollah per la repressione delle proteste, le più violente dalla rivoluzione del 1979.

In serata, parlando dallo Studio Ovale, il presidente ha però adottato toni più cauti. Ha dichiarato di essere stato informato che Teheran avrebbe fermato il massacro e che «non c’è nessun piano di esecuzioni». «Spero sia vero – ha aggiunto –. Osserveremo la situazione e verificheremo». Trump non ha comunque escluso un’azione militare.

Evacuazioni e sicurezza

Nel frattempo Washington ha iniziato a evacuare parte del personale dalle basi in Medio Oriente. La misura è stata definita precauzionale, dopo che un alto funzionario iraniano ha affermato che Teheran ha avvertito i Paesi vicini che colpirà le basi americane se gli Stati Uniti lanceranno un attacco. Il Qatar ha confermato riduzioni di personale dalla base di Al Udeid, la più grande installazione Usa nella regione. Anche il Regno Unito starebbe ritirando parte del personale da una base in Qatar. Londra ha inoltre chiuso l’ambasciata a Teheran. Mentre la Farnesina ha invitato gli italiani a lasciare il Paese.

Su richiesta degli Stati Uniti è stato convocato il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Funzionari statunitensi ed europei parlano di tensioni molto elevate. Secondo fonti europee citate da Reuters, un intervento militare potrebbe avvenire entro 24 ore, anche se tempi e modalità restano incerti. Anche Israele ritiene che Trump abbia deciso di intervenire.

In Iran

Sul piano interno iraniano, la repressione continua. Secondo fonti ufficiali e organizzazioni per i diritti umani, le proteste avrebbero causato oltre 2.000 morti, con stime indipendenti superiori alle 2.600 vittime. Le manifestazioni, iniziate per motivi economici, sono rapidamente degenerate in scontri su larga scala. Le autorità di Teheran accusano Stati Uniti e Israele di fomentare i disordini. Un funzionario occidentale ha però dichiarato che, nonostante la gravità della crisi, il governo non appare vicino al collasso e le forze di sicurezza restano operative.

Sul fronte economico, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che Washington sta monitorando un’ondata di fuga di capitali dall’Iran. In un’intervista a Newsmax ha parlato di «milioni, decine di milioni di dollari» trasferiti all’estero da esponenti dell’élite al potere. «Vediamo una vera e propria fuga dalla nave», ha detto, aggiungendo che il Tesoro sta tracciando i flussi di denaro attraverso banche e asset digitali per rintracciare e bloccare questi fondi.

In Italia, intanto, il Senato ha approvato una risoluzione unitaria contro la repressione. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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