«Ha derubato un’anziana»: chiesti 4 anni per il direttore delle Poste
La Procura della Repubblica non ha dubbi. Luciano Doria, ex direttore dell’ufficio postale di Ome, ha fatto sparire oltre 37mila euro dai risparmi, investiti in buoni fruttiferi, di una anziana donna che in quell’ufficio postale aveva un conto e un libretto di risparmio. Secondo il sostituto procuratore Carlo Pappalardo lo ha fatto mentre ricopriva il ruolo di incaricato di pubblico servizio e per questo è da ritenere responsabile del reato di peculato e da condannare a quattro anni di reclusione.
Ci sono voluti quasi 13 anni ma ora la vicenda della sparizione dei risparmi di un’anziana della Franciacorta avrà un punto giudiziario: il prossimo 11 marzo la seconda sezione penale del Tribunale di Brescia, presidente Mauroernesto Macca, emetterà il suo verdetto.
L’ammanco
«Doria ha pensato di approfittare di una donna anziana. La signora è sì avanti con gli anni ma assolutamente attiva e attenta e si è subito resa conto di cosa non andava e anche il tentativo del direttore di confonderla non ha funzionato» ha spiegato, associandosi alla richiesta della Procura, il difensore di parte civile Giuseppe Mondini.
La vicenda è emersa nel 2013 quando l’anziana, che aveva sottoscritto già nel 2009 due buoni fruttiferi postali da 35mila euro ciascuno, si accorge di ricevere le cedole solo di uno dei due. Preoccupata si presenta in posta e ne chiede conto al direttore, Luciano Doria appunto, che «le passa un foglietto preso da un cestino dicendo che il buono era quello». La donna non ci crede e presenta denuncia alla Guardia di Finanza.
L'indagine
Le fiamme gialle da una parte e l’unità di indagine interna delle poste scoprono che, nel maggio del 2012, il buono e gli interessi che aveva maturato sono stati mobilitati, trasferiti sul libretto della signora e poi su un secondo libretto sempre a suo nome dal quale, nei tre mesi successivi, sono state effettuati prelievi in contanti che hanno lasciato in deposito solo 77 euro.
Dalle indagini è poi emerso che la signora non aveva aperto il secondo libretto e che ha disconosciuto la sua firma, che dall’archivio dell’ufficio postale manca tutta la documentazione obbligatoria su questo libretto e che tutti i prelievi sono stati eseguiti ed autorizzati con l’utenza e le password del direttore. Lo stesso che non ha mai risposto alle richieste di colloquio del gruppo di indagine interno delle poste e che nemmeno ha voluto essere sentito in aula nel processo.
Per la difesa ci sono «lacune incolmabili nelle indagini, il nostro assistito è da assolvere» e in subordine «questi fatti possono configurare una truffa, non un peculato».
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