Tregua a Gaza, Ashkar: «Presto per parlare di un cessate il fuoco permanente»

Il consigliere comunale in Loggia, palestinese e bresciano resta cauto su quanto sta accadendo tra Israele e Hamas
I palestinesi ispezionano il sito di un attacco aereo israeliano
I palestinesi ispezionano il sito di un attacco aereo israeliano
AA

Con la velocità dei liquidi quando trovano il varco, la gioia iniziale per una tregua tribolata da bombardamenti incessanti e da un dialogo che ha rischiato di infrangersi fino all’ultimo, col passare delle ore, ha lasciato il passo all’apprensione. È una speranza insieme cauta ed energica quella che, coralmente, esprimono i bresciani legati a Israele e Gaza.

Perché ormai, dopo migliaia di uccisioni e una devastazione «che appesantisce il cuore» nel luogo simbolo della spiritualità, «siamo arrivati al punto in cui non manca il dolore, ma iniziano a mancare le energie per urlare al mondo quel dolore» racconta una volontaria che nella Striscia ha trascorso alcune settimane al principio del conflitto ed è in contatto con un team di operatori che si trovano ancora lì. Tutti confidano nella pace. Ma tutti sanno anche che i presupposti per raggiungerla sono complessi, specie se gli attori protagonisti in campo non cambiano e se la comunità internazionale non manterrà la barra più che ferma.

Il timore di Iyas Ashkar

Iyas Ashkar - consigliere comunale in Loggia, palestinese e bresciano - è il più cauto di tutti. Il suo timore più grande è che quest’intesa sviluppata in tre step faccia esattamente la fine di tutti gli altri accordi. E cioè che, una volta esaurita la fase uno, il meccanismo s’inceppi. «All’opinione pubblica israeliana, attraverso la stampa, si racconta che l’accordo è vincolante per quel che riguarda la prima fase, ma che la seconda e la terza non sono garantite. Questo è un modo per ribadire che l’applicazione della tregua non sarà né facile né scontata. Per questo - spiega Ashkar - è presto per parlare di un cessate il fuoco permanente». Anche perché secondo gli analisti israeliani la destra (a partire dal rappresentante dei coloni, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich) potrebbe convivere con il cessate il fuoco solo in cambio di maggiori finanziamenti, colonie e annessioni in Cisgiordania.

Iyas Ashkar © www.giornaledibrescia.it
Iyas Ashkar © www.giornaledibrescia.it

Il consigliere ricorda che «questo è un accordo che Israele avrebbe potuto firmare mesi fa se Europa e Usa lo avessero voluto. Invece hanno accantonato il diritto internazionale, hanno preferito finanziare e lasciare libertà d’azione a Netanyahu, sul quale pende un mandata d’arresto dalla Corte penale internazionale per il genocidio in corso».

Se la tregua verrà rispettata, però, secondo Ashkar potrebbe aprire uno spiraglio solidale: «Sarebbe l’occasione per tutti, a partire da Brescia, per attivarsi sul campo, accogliere gli orfani e curare feriti e malati: creare un movimento di persone tra volontari, medici e operatori, che faccia sentire ai civili di non essere soli». Trasformare Gaza in un grande corridoio umanitario, un laboratorio di volontariato dopo un isolamento lungo quindici mesi. E ricostruire, in primis, una comunità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato