Tra Brescia e provincia ci sono più di 4.600 fabbricati abbandonati

L’ex Pietra, il comparto Milano (che, a dire il vero, è in fase di recupero) ma anche ville abbandonate da anni. A Brescia i fabbricati che secondo il catasto hanno perduto la loro capacità reddituale perché diroccati, fatiscenti o in notevole stato di degrado sono 54, nell’intera provincia 4.608. Più di quella di Milano dove sono 1.764. I dati sono dell’Agenzia delle Entrate e Confedilizia li ha utilizzati per un’analisi, provincia per provincia, città per città, degli immobili che rientrano nella categoria catastale «F2» ovvero – per utilizzare termini tecnici – collabenti, ovvero fatiscenti o pesantemente degradati.
Nel Bresciano
Brescia è lontana dai numeri di città e province, come Frosinone, Cosenza e Messina, in testa a questa classifica. In Italia gli immobili fatiscenti sono in tutto 620.003 e sono cresciuti del 123% dal 2011. Una crescita che si è registrata anche a Brescia città: erano 18 nel 2011, 56 nel 2022, 54 oggi. In ogni caso non vi è stato l’aumento esponenziale di altre aree del Paese. La maggior parte di questi edifici si trovano in aree rurali o montane, che magari soffrono da decenni una crisi demografica diffusa.
Perché il confronto con il 2011? Perché segna il prima e il dopo l’introduzione dell’Imu nel 2012, imposta che ha inciso significativamente nell’innalzamento di questi dati. Tuttavia ruderi e case fatiscenti, dice l’analisi, hanno cominciato ad essere più comuni anche nelle metropoli. A vedere un incremento relativamente basso tra le grandi città è solo Milano, dove in 12 anni le unità collabenti sono salite da 280 a 366.
Ma come è messa Brescia rispetto ad altri centri urbani lombardi di dimensioni simili alla Leonessa d’Italia? A Bergamo questi edifici sono 33, a Como 40, a Cremona 120, a Lecco 45, a Mantova 128 (una delle città dove comunque l’incremento è stato maggiore), a Pavia 64, a Sondrio 61. Se si guarda ai dati provinciali la situazione è diversa. Brescia ne ha più oltre che di Milano, di Bergamo (2.743), Como (3.170), Cremona (1.465), Lecco (1.274), Mantova (2.848), Pavia (2.781), Lodi (760).
I fattori
È chiaro che bisogna tenere conto oltre che della vastità della nostra provincia, anche del suo passato industriale che ha lasciato in eredità tante ex fabbriche abbandonate. Lo conferma anche Ivo Amendolagine, presidente dell’Associazione bresciana della proprietà edilizia che dal 1999, nell’ambito degli accordi territoriali tra Comune e associazioni di categoria per gli affitti, suddivide la città tra zone degradate e non.

«Abbiamo delle aree a Brescia con problemi oggettivi, agibili ma non abitabili – sottolinea –. Nelle 54 censite in città ci possono essere intere aree come l’ex Pietra, la zona industriale vicino al Cimitero Vantiniano. Abbiamo tanti esempi di archeologia industriale il cui recupero è complicato. Poi ci sono le zone degradate e gli immobili abbandonati o inagibili perché occupati o non recuperati dalla proprietà. Tra via Corfù e via Privata De Vitalis ad esempio c’è un’immobile abbandonato da anni».
Amendolagine continua: Brescia è stata la più colpita in Lombardia dalla crisi immobiliare del 2010. Ma il vero problema in proiezione saranno gli immobili non manutenuti. Il costo dell’eventuale recupero renderà nullo il valore, con la possibilità che i proprietari li mettano in vendita».
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