Tintoretto, il «no» di Roma accende la polemica, ma resta ancora uno spiraglio

Centrodestra: «Oltre 17 milioni già persi, Giunta incapace». La Loggia: «La trattativa è in corso»
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Niente fondi per la Tintoretto. E ora?
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Caso Tintoretto, atto quarto. Nel giorno in cui Roma ufficializza in una nota il suo «no» (almeno per come è stato descritto in prima battuta) al progetto alternativo presentato dalla Loggia, a farsi largo è la polemica politica.

Al centro, lo ricordiamo, ci sono 42,4 milioni di euro del fondo Pinqua confluito nel Pnrr da impiegare per l’offerta residenziale. Fondi che, inizialmente, erano stati legati all’operazione San Polo e che poi, naufragato l’accordo con Redo Sgr, il Comune ha scelto di «traslocare» nel quartiere al confine est. Il piano B portato sui tavoli romani è questo: realizzare nell’area accanto alla chiesa ortodossa, 150 alloggi suddivisi in tre palazzine e un impegno di altrettante ditte per riuscire a realizzare gli edifici entro la scadenza del 31 marzo 2026. Tutto questo grazie al braccio operativo Brescia Infrastrutture.

Come anticipato, il primo verdetto è una fumata nera: «L’Alta Commissione non ritiene di poter avallare la proposta» per due ragioni: «Le informazioni non sono sufficienti a valutare come pienamente maturo il progetto» e «non appare garantito il rispetto del cronoprogramma, che prevede tempistiche davvero sfidanti, per i target legati al Pnrr». Se questo rimarrà il punto fermo, oltre ai 17,3 milioni del Fondo opere indifferibili (Foi) a sfumare saranno altri 42,4 milioni.

Per la Loggia, però, i giochi sono ancora aperti: Bs Infrastrutture, infatti, sta redigendo (anche) un progetto in formato mini che consentirebbe a Brescia di non vedere sfumare tutti i 42,4 milioni. «Il Comune - conferma la nota della Loggia - sta perseguendo ogni azione e iniziativa per preservare i fondi già finanziati e, grazie alla proficua collaborazione dei funzionari del Mit, sta lavorando a soluzioni tecniche per rimodulare l’intervento. L’interlocuzione è ancora in corso: non è possibile comunicarne l’esito definitivo».

Botta e risposta

«Cala il sipario sulla vicenda Tintoretto, gestita in modo fallimentare dalla maggioranza negli ultimi dieci anni. Ora che ne sarà dei 600 alloggi sociali entro il 2028 promessi dalla sindaca in campagna elettorale? Il danno sarà enorme per la città, che si ritrova con un immobile demolito e senza case. Da gennaio la minoranza chiede la convocazione di una Commissione urbanistica sul tema, richiesta finora inevasa, ma che torniamo a reiterare: la maggioranza non può più scappare» è il j’accuse di Mariachiara Fornasari (FdI). A cui si aggiunge Fabio Rolfi: «In 11 anni di governo del centrosinistra non è partito un cantiere, non si è visto e forse non si vedrà mai né la rigenerazione promessa né un solo alloggio. Ciò che rimane è un buco: economico, patrimoniale, sociale e urbanistico. Perdiamo finanziamenti per incapacità della Giunta Castelletti di far partire cantieri con operatori arrivati a Brescia proprio su iniziativa del centrosinistra. Una gestione amministrativa, politica e comunicativa da dilettanti».

A ribattere a tono sono i capigruppo Roberto Omodei (Pd) e Francesco Tomasini (Azione): «Stupisce, ancora una volta, constatare quanto l’opposizione soffra di memoria corta e dimentichi il ruolo che ha giocato, durante i cinque anni della Giunta Paroli-Rolfi: con il Contratto di quartiere il centrodestra ha svuotato la torre cancellando l’Erp e sempre l’Aler nel 2019 ne ha autorizzato la vendita. Quanto ai fondi Pinqua, che la Giunta sta cercando di preservare anche rimodulando l’intervento, l’opposizione sta dando già per persa un’operazione in corso». 

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