Tiene due gattopardi africani in casa, la Cassazione li confisca

Un maschio e una femmina, arrivati in Franciacorta dall’Africa, passando per la Slovenia. Due bellissimi esemplari di Leptailurus Serval, più noti come gattopardi africani. Due micioni agili e sinuosi in pelo e ossa, con tanto di macchie da leopardo e occhi che bucano l’anima di chi li osserva. Sono i protagonisti, loro malgrado, di una vicenda giudiziaria arrivata ad un punto fermo lo scorso 12 febbraio, insieme alla sentenza con la quale la Terza Sezione penale della Cassazione ha disposto la loro definitiva confisca e la futura consegna ad un centro specializzato in fauna selvatica.
Con altri gatti
Di questi due felini – bestiole che prediligono la solitudine e allo stato brado arrivano a coprire anche 30 chilometri quadrati, ma che approdano alla civiltà solo dietro il pagamento di almeno 10mila euro – la giustizia si occupa dall’estate del 2025, da quando i Carabinieri forestali della stazione di Concesio li hanno trovati in una casa di Adro, dove vivevano (e vivono ancora oggi in attesa di altra sistemazione) come una coppia di gattini da appartamento, solo un pizzico più esotici dei colleghi certosini.
La scoperta fa scattare accertamenti e denuncia. La proprietaria finisce nel registro degli indagati con l’accusa di detenzione di specie animali esotiche. Il fascicolo, nonostante la procura si opponga, viene archiviato per particolare tenuità del fatto, ma il gip dispone comunque la confisca del corpo del reato, o meglio i corpi dei reati. Anche se assolta, contro il provvedimento, la signora invoca l’intervento della Suprema Corte.

E lo fa sostenendo in particolare che i suoi Servali sono nati e cresciuti in cattività almeno da cinque generazioni. Che proprio in virtù della cattività hanno perso le loro caratteristiche originarie, al punto da non poter nemmeno essere definiti Serval, e che non costituiscono pertanto un pericolo né per la salute, né per l’uomo. Per la ricorrente inoltre i due animali sono bestie da compagnia, con tanto di passaporto, rilasciato dall’autorità sanitaria slovena, e microchip, e che in quanto tali non possono rientrare nella categoria delle quali è vietata la detenzione.
Gli ermellini respingono il ricorso. «Nessuno – scrivono in sentenza – può detenere animali vivi di specie selvatica anche se nati e allevati in cattività» perché quest’ultima circostanza, la cattività appunto, non li depura della loro «pericolosità genetica». E non conta che la padrona non sia stata condannata e che il legame consuetudinario tra lei e i gattopardi sia spezzato dalla loro forzosa separazione. La confisca resta, e sarà prossimamente eseguita con il trasferimento dei due felini in una struttura individuata dal ministero dell’Ambiente.
Interpellata dal GdB, oltre a minacciare conseguenze per chiunque scriva di lei e dei suoi gatti, la proprietaria non ha voluto aggiungere altro.
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