Cronaca

Testa di agnello in giardino, cade l’aggravante «mafiosa»

Il giudice riqualifica l’ipotesi di reato del quale sarebbe stato vittima un medico della città finito nel mirino a novembre del 2022
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Per il giudice quella tentata non fu un’estorsione aggravata dal metodo mafioso, ma una truffa. È questo il reato per il quale è stato condannato ieri Mario Lavopa, il sessantenne di Castenedolo accusato di concorso nel delitto con Marcello e Salvatore Sirchia per aver fornito ai due fratelli di origini siciliane le informazioni sulle abitudini e le risorse economiche del medico residente in città che era finito nel loro mirino e che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, proprio per mano loro, una mattina di novembre del 2022, si ritrovò due teste di agnello mozzate in giardino.

I patteggiamenti

In seguito alla riqualificazione del reato, con la previsione di una imputazione meno grave, il giudice dell’udienza preliminare Alessandra Sabatucci ha respinto l’accordo di patteggiamento raggiunto con il pubblico ministero dai difensori dei Sirchia, gli avvocati Gianluca Savoldi e Lorenzo Valtorta, e aggiornato l’udienza al prossimo 26 marzo per consentire loro di rivederlo.

Il giudice ha accordato invece il patteggiamento a Ismaele Samai e Salvatore Spadaro. I due erano finiti sotto inchiesta per la rapina messa a segno a Rezzato nel settembre del 2022 che aveva fruttato loro 4mila euro in contanti, un anello con brillanti da 15mila, tre telefoni, assegni per un importo di circa 100mila euro già compilati e le chiavi di una Mercedes Gle. Per i due (difesi dagli avvocati Alberto Calonghi e Sonia Forti) la parentesi processuale si è chiuso con due anni pena sospesa.

La condanna

Ad un anno ed otto mesi è stato invece condannato Giuseppe Strambini che con i Sirchia e Roberto Presti, secondo gli inquirenti, doveva rispondere della ricettazione di una Jeep Renegade. Il gup ha riqualificato il reato in furto, preso atto dell’assenza della querela e dichiarato nei suoi confronti e nei confronti di Presti (che era a processo con questa sola accusa) il non luogo a procedere. Il 70enne di Concesio, difeso dall’avvocato Stefania Amato, è stato assolto anche dall’accusa di porto abusivo di una pistola 9x21 e di un fucile a pompa, ma condannato per la loro detenzione.

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