Terrorismo, come funziona la traduzione dall’arabo durante le indagini

La traduzione delle parole è sempre letterale, senza interpretazione: ecco come funziona la traduzione durante le indagini per terrorismo islamico internazionale. A spiegarlo è la persona che si occupa di traduzione dall’arabo per il Tribunale di Milano, che in questa intervista spiega anche come il contesto sia molto importante per capire il senso dei termini a seconda della frase.
Come si lavora sul materiale in arabo da tradurre per le inchieste?
«Dobbiamo fare una traduzione letterale delle parole. Non dobbiamo mettere nessuna interpretazione, si lavora così».
A cosa bisogna prestare attenzione?
«In arabo come in italiano ci sono parole che hanno diversi significati. Per scegliere quello giusto è indispensabile fare attenzione al contesto, al senso della frase».
Ci può fare degli esempi?
«Alcuni anni fa ho avuto per le mani una traduzione di una vicenda che riguardava il terrorismo. La parola che veniva usata nell’originale era stata tradotta dalla Procura come "massacro" mentre ad una analisi più attenta al contesto, secondo me le persone stavano parlando di una macelleria. La parola è la stessa, ma il significato è davvero diverso».
Lo stesso può valere per delle esclamazioni?
«Il caso della frase “Allah Akbar” è emblematico. Non deve essere inteso come una dichiarazione aggressiva, come un “uccidiamoli tutti”, in alcuni contesti può avere lo stesso significato che ha per un cristiano esclamare “Oh mio Dio” senza nessuna connotazione aggressiva».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
